Gerusalemme, Trump non inaugurerà l'ambasciata. Al suo posto Ivanka

Trump non assisterà alla cerimonia di inaugurazione dell'ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. Al suo posto, la figlia Ivanka insieme al marito Jared Kushner

C'è attesa a Gerusalemme per l'imminente trasferimento dell'ambasciata degli Stati Uniti. Ma nonostante sia stato Donald Trump l'artefice di questa decisione, il presidente Usa non sarà presente nella città santa per assistere alla cerimonia di inaugurazione.

A guidare la folta rappresentanza dei funzionari Usa in quella che Washington riconosce come capitale dello Stato di Israele, il vice segretario di Stato, John Sullivan. Accanto a lui, due figure chiave del rapporto fra Stati Uniti e Israele sotto l'amministrazione Trump: il genero del presidente, Jared Kushner e la figlia Ivanka Trump. Oltre a loro, il segretario del Tesoro Steven Mnuchin.

La scelta di Trump di non partecipare all'inaugurazione, per ora non è stata giustificata. La possibilità di essere presente a Gerusalemme era stata spesso citata dallo stesso presidente Usa, ma mai confermata. Probabilmente motivi politici e di sicurezza hanno reso sempre estremamente difficile la sua partecipazione all'inaugurazione. La sensazione è che la sua presenza sarebbe stata foriera di dure reazioni da parte delle frange più estreme delle organizzazioni palestinesi in lotta.

La presenza di Ivanka e Jared Kushner invece, conferma l'importanza di queste due persone per la Casa Bianca. Ivanka da sempre è una sorta di secondo segretario di Stato. Spesso, anzi, la sua presenza è risultata ingombrante nel dipartimento di Stato. Soprattutto ai tempo di Rex Tillerson, che si vedeva messo da parte per lasciare spazio alla figlia del presidente.

Jared Kushner, invece, dimostra di avere un ruolo assolutamente prioritario nella politica dell'amministrazione Trump per il Medio Oriente. Allontanato dal circolo dei consiglieri dopo le accuse sull'essere poco trasparente e troppo legato a potenze straniere, Kushner rientra nei giochi proprio a Gerusalemme. E non è un caso. La sua amicizia con Benjamin Netanyahu è di lunga data. E il suo lavoro con Mohammed bin Salman, principe saudita, per arrivare a un accordo tra israeliani e palestinesi è stata una delle colonne della strategia di Trump sulla Palestina.