Il Giappone litiga sul riarmo dell'esercito

Il premier Abe vuole un esercito in grado di operare fuori dai confini ma cittadini e opposizioni non ci stanno. A Tokyo sfilano in 50mila

In Giappone si litiga sul riarmo dell'esercito. Il governo liberaldemocratico del premier Shinzo Abe sta tentando di far votare un'importante riforma per riarmare l'esercito. Questo ha scatenato le ire dell'opposizione che sta cercando in tutti i modi di bloccare l'approvazione della legge. Nella giornata di ieri diversi deputati del partito democratico si sono fisicamente buttati sui banchi della maggioranza per fermare il voto, scatenando così una gigantesca rissa.

La riforma voluta da Abe prevede l'ampliamento dell'operatività dell'esercito che perderebbe lo status di forza di "autodifesa". Abe vuole che l'esercito del Giappone sia in grado di agire anche fuori dai confini nazionali. La Costituzione del Giappone, votata nel 1946, proibisce al Paese di intervenire fuori dai confini nazionali ma Abe vuole una forza in grado di agire a supporto degli alleati anche nel caso in cui il Giappone non sia sotto attacco.

Dopo il contestato via libera in commissione, la norma passa ora alla Camera Alta anche se non è ancora chiaro quando avverà il voto. Intanto l'opposizione ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Abe in entrambe le camere. Mentre prosegue l'aspro confronto parlamentare, si muovono anche le piazze.

Secondo un sondaggio oltre il 45% dei cittadini nipponici sarebbero contrari alla modifica che metterebbe la parola fine a 70 anni di ultrapacifismo di Tokyo. In questi giorni in tutto il Paese, nonostante freddo e pioggia, oltre 50mila persone sono scese per le strade per protestare contro la riforma. Da Osaka a Kyoto fino all'isola di Hokkaido e Hiroshima. Nonostante il forte dissenso popolare Abe ha detto di voler continuare, cercando di approvare la riforma entro il 27 settembre.