Giulio Regeni lavorava a un libro denuncia sul regime egiziano

Il punto di partenza del suo lavoro era un libro che condannava il Cairo, raccontando il dopo-Tahrir

Manifestazione per chiedere giustizia per Regeni a Roma

Partiva da un libro del 2014 il lavoro di Giulio Regeni al Cairo. Prendeva spunto dall'Egypt's Long Revolution di Maha Abdelrahman, in cui la docente che gli faceva da supervisor alla università di Cambridge raccontava del periodo post-rivoluzionario dell'Egitto, dai giorni di piazza Tahrir all'avvento del nuovo regime militare.

La ricerca di dottorato dell'italiano, torturato e ucciso, prendeva spunto da qui, con la prospettiva - scrive Repubblica - di ampliare quel lavoro e forse anche contribuire a un aggiornamento di quel volume, in cui si parlava anche della "narrazione mainstream" dei giorni di piazza Tahrir, "raccontati come una pacifica protesta condotta dalla classe media", senza tener conto del "ruolo svolto da larghe fette della popolazione egiziana: lavoratori, agricoltori, proletariato urbano".

Un volume che denunciava anche le pratiche del regime, condannando soprattutto l'utilizzo della tortura come metodo d'interrogatorio da utilizzare regolarmente. "Le prigioni egiziane erano e sono tutt'oggi piene di detenuti che, sotto l'insostenibile peso della tortura, hanno confessato crimini che probabilmente non hanno mai commesso", scriveva la Abdelrahman.

"Per sostenere il fabbisogno di un sistema del terrore in piena espansione, il Ministero dell'Interno egiziano ha cominciato a dare in outsourcing il lavoro sporco", scriveva, durissima, la supervisor del ricercatore italiano, che la tortura ha ucciso.

Commenti

linoalo1

Gio, 03/03/2016 - 16:59

Figurati se un Governo bada alle voci del Popolo!!!!E' ovvio che riceverà più critiche che elogi!!!E' la natura umana a dettarlo!!!Figurati poi,se qualcuno avrebbe badato ad uno scritto di Regeni!!Quindi,perchè è morto??A nessuno,visto come è stato trovato, è balenata l'idea di un Riscatto non pagato?????

vittoriomazzucato

Gio, 03/03/2016 - 17:30

Sono Luca. Di questo povero ragazzo se ne parla ancora e soprattutto sui giornali "orientati". Mentre vedrete quanto si parlerà dei due Italiani uccisi in Libia FAUSTO PIANO e SALVATORE FAILLA. A questo punto Regeni se l'è cercata e in quei Paesi non bisogna mica scherzare col fuoco. E' facile bruciarsi e prendere fuoco. Io devo dire che mi dispiace e di questa storia non vorrei se ne parlasse più. GRAZIE.