La "guerra dell'acqua" tra India e Pakistan: "New Delhi devia i fiumi'

Il governo di Islamabad, nella persona del primo ministro Imran Khan, ha reagito alla "guerra dell'acqua" lanciata da Nuova Delhi dichiarando che le forze armate nazionali sarebbero "pronte a reagire con durezza" a ogni "provocazione tentata dall'India"

Il governo indiano ha in questi giorni avviato un duro scontro diplomatico con il vicino Pakistan, subito definito dai media locali "guerra dell'acqua".

L'esecutivo di Nuova Delhi ha infatti di recente annunciato di volere "deviare" il corso dei fiumi indiani che attualmente si inoltrano in territorio pachistano. A comunicare, a nome dell'intero governo Modi, tale intenzione è stato Nitin Gadkari, ministro dei Trasporti e delle Risorse idriche. Al giorno d'oggi, le popolazioni stanziate nelle province orientali del Pakistan hanno modo di abbeverarsi e irrigare i campi grazie proprio all'acqua portata dai fiumi provenienti dalla confinante India.

La leadership nazionalista di Nuova Delhi ha però in questi giorni introdotto il principio secondo il quale i fiumi nazionali dovrebbero "soddisfare prima di tutto i bisogni degli Indiani". Ad avviso dell'esecutivo a guida Bjp, il fatto che anche i contadini pachistani attingano acqua dai bacini idrografici indiani starebbe determinando un "progressivo impoverimento" di questi ultimi. Di conseguenza, al fine di salvaguardare il diritto dei propri connazionali di usufruire di "fiumi di vasta portata", il governo Modi avrebbe ideato un imponente piano ingegneristico inteso a "impedire" che i corsi d'acqua nazionali "entrino in Pakistan".

In base a quanto annunciato dal ministro Gadkari, le autorità dell'Unione avrebbero elaborato una successione di "dighe", miranti a "modificare" il tragitto dei fiumi e a "trattenere" questi ultimi nel territorio indiano. La strategia annunciata dalla leadership Bjp rischia però, a detta dei media del subcontinente, di causare "profonde violazioni" degli accordi internazionali stipulati negli anni Sessanta da Nuova Delhi e Islamabad. Questi trattati, formalmente ancora in vigore, esortano infatti i due Paesi a "sfruttare in comune" le risorse d'acqua e ad astenersi da iniziative dirette a "pregiudicare" tale regime di condivisione.

Successivamente, sempre Gadkari ha fornito un'altra ragione alla base della decisione in questione, suscettibile di "condannare alla sete" i cittadini del Paese confinante. Il ministro Bjp ha infatti presentato la scelta di "trattenere in India" i fiumi che nascono nel subcontinente come una "ritorsione" per il sostegno fornito finora da Islamabad al "terrorismo islamista". In particolare, l'esponente dell'esecutivo Modi ha accusato le autorità della nazione musulmana di fomentare "iniziative insurrezionali" nello Stato di Jammu e Kashmir, entità federata indiana situata al confine con il Pakistan.

Il governo di Islamabad, nella persona del primo ministro Imran Khan, ha reagito alla "guerra dell'acqua" lanciata da Nuova Delhi dichiarando che le forze armate nazionali sarebbero "pronte a reagire con durezza" a ogni "provocazione" che l'India intenderà condurre contro gli "interessi del popolo pachistano".