Guerra dei dazi, Trump scongiura l'aumento del prezzo delle bibbie prodotte in Cina

I nuovi dazi sulla Cina avrebbero causato l'aumento del prezzo delle bibbie prodotte da Pechino. Trump ha evitato la Bible Tax per non scontentare gli ambienti religiosi che lo sostengono

Donald Trump ha salvato la Bibbia dalla scure dei nuovi dazi che dal prossimo settembre si abbatteranno sulla Cina.

Pechino è un paese ateo ma è anche il primo produttore al mondo di bibbie, molte delle quali finiscono in vendita sugli scaffali dei negozi americani. Il ragionamento è quindi lineare: se i dazi di Washington vanno a colpire i beni made in China, allora anche la Bibbia e tutti gli altri testi religiosi importati dalla Cina negli Stati Uniti rischiano di finire nell'occhio del ciclone.

Considerando che stanno per scattare nuovi dazi sulle importazioni cinesi e che, secondo le stime di alcuni editori statunitensi, le tariffe provocherebbero un aumento del prezzo finale delle bibbie pari al 25%, Trump ha dovuto aggiustare il tiro per evitare di guastare il suo rapporto con gli ambienti religiosi che lo sostengono.

Fra poche settimane, infatti, entrerà in vigore una tariffa aggiuntiva del 10% su 300 miliardi di dollari di merci importate da Pechino. Inizialmente sembrava che tra i beni sottoposti alla misura economica figurassero anche le bibbie prodotte oltre Muraglia, tra l'altro già inserite lo scorso maggio tra i beni soggetti a dazi.

Scongiurata la Bible Tax

L'Ufficio del rappresentate commerciale degli Stati Uniti ha sciolto ogni dubbio dopo aver pubblicato due elenchi: in uno figurano i beni che saranno colpiti dagli imminenti dazi, nel secondo quelli che invece non saranno toccati fino al prossimo 15 dicembre. La Bibbia non è presente in nessuna delle due liste.

"Alcuni prodotti – si legge in una nota dello stesso Ufficio alla testata Christian Today sono stati rimossi dall'elenco delle tariffe sa causa di vari fattori, fra cui la sicurezza nazionale. Le Bibbie e altra letteratura religiosa sono tra gli articoli rimossi dall'elenco dei prodotti che dovranno affrontare tariffe aggiuntive del 10%”. Il rischio paventato da più parti era l'aumento del prezzo di copertina della Bibbia, unito a una sua minore diffusione e vendita. Un rischio, a quanto pare, evitato.

Trump ha quindi disinnescato la bomba rappresentata dalla cosiddetta Bible Tax, un vero e proprio spauracchio per i tanti ambienti cristiani presenti negli Usa e feroci sostenitori dell'attuale presidente. Basti pensare che alle elezioni presidenziali del 2016 il tycoon raccolse l'81% dei consensi tra gli elettori evangelici bianchi e il 56% dei cattolici bianchi.

Per Trump è dunque fondamentale mantenere questi numeri in vista delle prossime elezioni presidenziali del 2020. Una tassa sulla Bibbia a causa della guerra dei dazi avrebbe provocato lo scontento di una ingente parte della fanbase di The Donald.