Identificate tutte le vittime: ci sono anche sei scienziati

Vittime tutte identificate: 192 olandesi, 44 malesi (incluso l'equipaggio), 27 australiani e 27 australiani, 12 indonesiani (con un bebè), 10 britannici, 4 tedeschi, 4 belgi, 3 filippini, un canadese e un neozelandese

Il doloroso lavoro della conta dei morti, per capire chi arrivava da dove. Ieri quei «numeri» - le povere vittime del secondo disastro aereo della Malaysian Airlines - sono state tutte identificate: 192 olandesi, 44 malesi (incluso l'equipaggio), 27 australiani e 27 australiani, 12 indonesiani (con un bebè), 10 britannici, 4 tedeschi, 4 belgi, 3 filippini, un canadese e un neozelandese. Chiarita anche la cifra dei medici e studiosi che stavano andando a un convegno, inizialmente indicati come cento: in realtà all'appello vero sono risultati sei. «Siamo vicini a tutti coloro che hanno perso i loro cari», ha comunicato l'International Aids Society, che nel disastro ha perduto anche il suo ex presidente Joep lange.

Sul fronte delle vittime, anche una parente del premier malese Najib Razak, che ha anche incontrato i familiari delle persone che erano a bordo: «Comprendo personalmente il dolore delle famiglie di quelli che viaggiavano sul boeing - ha twittato l'alto esponente governativo - La moglie di mio nonno era tra i passeggeri che sono deceduti». E accanto alla ricostruzione di quanto avvenuto, al dolore delle famiglie e alle polemiche politiche, anche i primi ragionamenti delle assicurazioni: si va verso una battaglia milionaria.

L'aereo abbattuto in Ucraina potrebbe aprire una guerra legale lunga e da centinaia di milioni di dollari fra la Malaysia Airlines, i governi, le famiglie e le compagnie assicurative. Secondo gli esperti, le difficoltà di accesso al luogo dell'incidente e le responsabilità daranno vita a un lungo scontro che opporrà tutte le parti in causa. I governi di Russia e Ucraina potrebbero essere considerati responsabili se gli investigatori riscontrassero un loro coinvolgimento. Ma anche la compagnia aerea e le autorità dell'aviazione potrebbero essere ritenute responsabili dalle famiglie delle vittime per aver consentito il sorvolo di una zona di guerra. Infine una «caduta di stile», per la quale la Singapore Airlines si è poi scusata: «I nostri aerei non volano sull'Ucraina». Il messaggio sui social media della compagnia ha sollevato numerose critiche, al punto che i vertici della società hanno dovuto giustificarsi: «I messaggi erano in risposta alle richieste dei nostri clienti che ci hanno chiuso delle informazioni».