Gli Indiani e il business sulla cannabis: arriva il marjiuana resort

La tribù indiana dei Santee Sioux gestisce già con successo un casinò, un hotel da 120 camere e un ranch con 240 bufali

La crisi economica mondiale ha colpito anche gli Indiani d'America e, se la recessione si è abbattuta anche sul loro business più florido, i casinò, una tribù del Sud Dakota, composta da soli 400 membri, ha deciso di aprire nella sua riserva il primo marijuana resort, un esperimento che potrebbe diventare un modello per le altre tribù indiane, alla ricerca di nuove opportunità economiche.

I capi dei Santee Sioux hanno intenzione di coltivare la propria marijuana e di venderla in uno smoking lounge che includa anche un night club, bar, ristoranti, slot machines e uno spazio esterno per i concerti.

"Vogliamo che sia come un parco giochi per adulti", ha detto il presidente della tribù, Anthony Reider, "Non c'è nessun altro posto in America come questo".

Il progetto potrebbe portare ad un guadagno mensile di 2 milioni di dollari e i lavori sono già in corso per un apertura evento durante la notte di Capodanno.

La legalizzazione della marijuana nelle terre indiane è arrivata a Giugno, mesi dopo che il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva equiparato la coltivazione e l'uso della pianta a quelli che se ne fanno in alcuni Stati americani.

Molte tribù però non sono d'accordo con la decisione dei cugini Santee Sioux anche se il profitto potenziale della nuova iniziativa attira molti, un po' come è accaduto con i casinò e le slot machines quasi trenta anni fa, quando gli indiani d'America inizarono questo business.

Il marjiuana resort sarebbe un'assoluta novità in tutto il territorio americano. Anche in Stati come Colorado e Washington infatti, dove la cannabis è pienamente legale, il consumo nei luoghi pubblici è proibito.

Nelle intenzioni della tribù del Sud Dakota vi è quella di utilizzare i proventi per servizi alla comunità, fornire assistenza economica agli indiani e attivare una serie di programmi a supporto delle famiglie, degli anziani, e del doposcuola.

Saranno molte le restrizioni per il buon successo dell'operazione. La marijuana non potrà lasciare la riserva e ogni pianta cresciuta nelle strutture indiane dovrà avere un codice a barre.

Dopo il raccolto e la lavorazione, le foglie verranno vendute in pacchetti da 1 grammo ad un costo variabile da 12,50$ a 15$ e i clienti potranno comprarne un solo grammo alla volta. Chi vorrà comprarne ancora dovrà riconsegnare al rivenditore il pacchetto col codice a barre per dimostrare di aver consumato l'intero contenuto.

Commenti

donzaucker

Mer, 30/09/2015 - 13:36

Le foglie non si fumano, se dovete scrivere gli articoli almeno informatevi.

Giorgio Rubiu

Mer, 30/09/2015 - 17:10

@ donzauker - Non sono un consumatore di marijuana quindi non so se le foglie si fumino o meno e le sarei grato se mi spiegasse come si usa la marijuana che ho sempre creduto si fumasse.Ma,per restare ai tema dei Santee Sioux del South Dakota,apprezzo la loro iniziativa (marijuana, Slot Machine e albergo) per finanziare le iniziative sociali della loro razza.Spero che altre tribù seguano il loro esempio e gradualmente si impossessino delle opportunità economiche (incluso l'allevamento dei bisonti) che,nelle loro riserve,spettano loro di diritto.Temo che gli Stati Uniti non glielo permetteranno e romperanno,ancora una volta, come hanno fatto in passato,i termini del loro trattato.Chissà se le organizzazioni per i diritti umani si faranno avanti a favore degli indiani d'America come fanno a favore di altre razze?