Internet a Cuba: gli Stati Uniti porteranno la rivoluzione digitale?

La ripresa delle relazione diplomatiche tra Washington e L'Avana sdoganerà il world wide web nell'isola?

Il disgelo tra gli Stati Uniti e Cuba sarà anche 2.0? Il 17 dicembre è arrivata la svolta storica: Barack Obama, in diretta tv, ha aperto a una nuova fase di relazioni diplomatiche con l’isola, interrotte nel 1961. L’embargo è ormai al tramonto: Washington e L’Avana si tendono la mano.

“Todos somos americanos” dice Obama, ma non tutti gli americani cubani hanno Internet. Il web, a Cuba, è sotto stretto controllo, o meglio censurato. Il regime comunista dà la caccia ai blogger critici ritenuti eversivi. Il world wide web è un miraggio nell’isola castrista: qui la banda larga, al di là degli annunci, non è mai arrivata per davvero. Accedere alla rete è assai difficile, oltre alle limitazioni in essere, gli utenti devono fare i conti con la lentezza e il costo (salatissimo) del servizio, che non tutti possono permettersi.

L’establishment cubano teme la forza del mezzo, che toglierebbe il paraocchi a un popolo tenuto sotto una campana di vetro. A scoperchiare l’isola e i suoi abitanti potrebbe pensarci proprio l’amministrazione Obama. Voice of America racconta infatti che dalla Casa Bianca arrivano pressioni per portare Internet a Cuba e con esso maggiori libertà di parola. Voa cita la stima fatta dal The United Nation’s International Telecommunications Union: “Solo il 25% dei cubani ha accesso al web. Un numero che rappresenta però le persone che potenzialmente possono fruire del servizio. La percentuale reale sarebbe dunque molto più bassa”. E la Freedom House calcola che fino al 2011 “la diffusione di Internet fosse pari ad appena il 5% della popolazione, il che rende Cuba uno dei Paesi meno collegati al mondo”.

Parlavamo prima del costo per una connessione. Il gruppo Reporters Without Borders riferisce che il costo medio per mezzora di navigazione si aggira tra i 5 e i 7 dollari. Bene, lo stipendio medio mensile a Cuba è di 20 dollari. La sfida è dunque quella di portare la rivoluzione digitale agli oltre 11 milioni che abitano il Paese. Come riuscirci? Con un cavo sottomarino in fibra ottica. Il che non è una novità: il collegamento sarebbe dovuto arrivare tempo fa da Miami ma è tutto si è fermato. Lo stesso presidente Usa, nel discorso, ha detto di credere “nel libero flusso di informazioni”, per poi aggiungere: “Purtroppo le nostre sanzioni hanno negato ai cubani l’accesso alla tecnologia, capace di dare potere alle persone di tutto il mondo”. Ora le premesse per una nuova e libera era 2.0 ci sono tutte.