Iraq, in fuga sul Tigri per sposarsi

La storia di Ekhlas e Amer, raccontata dal New York Times, dà un volto umano alla tragedia irachena

Edificio distrutto da un'esplosione a Sadr City, zona sciita di Baghdad

Sposarsi nonostante la guerra, in una città irachena, Dhuluiya, tagliata fuori e raggiungibile soltanto con una piccola flotta di barche che solcano le acque del Tigri. È una storia che dà un volto umano a una tragedia quella raccontata dal New York Times, che ripercorre le peripezie di due innamorati per celebrare le nozze nonostante gli scontri.

Una vicenda i cui dettagli sembrano quelli di un dramma da teatro, in cui lui, Amer, soldato nell'esercito iracheno, prende le armi contro i miliziani dello Stato Islamico e lei, Ekhlas, sfugge alle minacce prendendo la via del fiume e raggiungendo così il fidanzato.

Lo Stato islamico è arrivato a Dhuluiya dopo avere conquistato la città di Mosul, spingendosi verso sud. Qui la popolazione si è divisa tra chi sostiene i jihadisti, risentito per le politiche settarie dell'ex premier al-Maliki e chi invece ha deciso di resistere all'avanzata.

La difficile posizione di Ekhlas, fidanzata con un militare, ha spinto il fidanzato e la famiglia a inventarsi un piano per farla fuggire verso la riva sud del fiume. Ad aspettarla Amer, costretto nel frattempo a chiedere mobilio ad amici e parenti per la loro nuova casa: il mobiliere che doveva occuparsene tagliato fuori dalle linee dello Stato islamico.

Il 22 settembre la sposina ha attraversato il fiume con il suo abito bianco, incontrando il futuro sposo nel salone di un parrucchiere a Balad, la città sorella di Dhuluiya, a maggioranza sciita . "Il giorno più bello della mia vita", secondo Ekhlas. Comunque funestato dalla guerra.

"Non c'è stata nessuna luna di miele - dice con amarezza al New York Times Amer, tornato al fronte dopo quattro giorni -. È stato un mese di tristezza, un mese di proiettili".