Luna di miele pagata e bonus bebé. Il welfare jihadista dell'Isis

Una sommetta da spendere a Raqqa, tra ristorantini e passeggiate sul fiume. O per mettere su casa nei territori dello Stato islamico

"La città ora è in una situazione stabile, non è come le aree in campagna controllate dal gruppo". Raqqa, spesso descritta come la capitale siriana del sedicente Stato islamico è protetta dalla sua posizione, al centro dei territori degli islamisti e protetta così dai combattimenti.

Se a dirlo non è uno dei jihadisti che del gruppo fanno parte, ma piuttosto un attivista locale che avrebbe tutti gli interessi a sostenere il contrario, allora c'è da credergli.

Gli estremisti fanno tutto il possibile per far passare Raqqa, la più grande città da loro amministrata, come un'oasi di pace. La giustizia è amministrata a colpi di pietra e tagli di teste e l'Isis ha messo in piedi una parvenza di welfare state che ai suoi combattenti garantisce anche un bonus per la luna di miele.

È un combattente siriano, che si fa chiamare con il nom de guerre di Abu Bilal al-Homsi, a raccontare all'Associated Press di come, in occasione del suo matrimonio, l'Isis gli abbia dato un "premio" da 1.500 dollari, da spendere nella capitale, per festeggiare con la nuova moglie tunisina, conosciuta in mesi di chat online.

"Non c'è solo la guerra - racconta al-Homsi -. Ci sono istituzioni. Ci sono civili di cui l'Isis deve prendersi cura e un territorio vasto. Deve aiutare i migranti a sposarsi". Un raro sguardo sulla vita privata degli estremisti, quello fornito all'Ap, che parla dell'Isis come di un gruppo che punta all'amministrazione dei territori che controlla sotto ogni aspetto, dalla sanità - ha appena imposto il pagamento delle spese ospedaliere - alla grande distribuzione, con supermercati forniti come se non si fosse nel bel mezzo di una guerra.

La testimonianza di al-Homsi non è l'unica in questo senso. Dati pubblicati pochi giorni fa dal New York Times, che fanno i conti in tasca al gruppo, sostengono che ogni mese l'Isis spende da tre a dieci milioni di dollari in salari, investendo anche in sicurezza, tribunali religiosi e in alcuni altri servizi. Finora, per la natura volatile del territorio che controlla, non ha invece investito in infrastrutture.

Non tutti i combattenti ottengono i 1.500 dollari che ha avuto al-Homsi per il matrimonio. Nel suo caso a giustificare la cifra c'è il fatto che la moglie, tunisina, è medico e parla quattro lingue, un asset utile per il gruppo, che da tempo invita a partire per la Siria non solo aspiranti suicidi e combattenti, ma anche professionisti.

Ora la coppia, dopo un breve idillio a Raqqa, è tornata nelle campagne di Homs (la città è sotto il controllo dei lealisti siriani). Ha usato una parte dei soldi per una casa e attende un bambino. Per il nascituro il "welfare" jihadista pagherà fino a 400 dollari.

Commenti
Ritratto di gzorzi

gzorzi

Mar, 26/05/2015 - 14:42

Non capisco quanto ci voglia a radere al suolo certe strutture.