Kalashnikov, bombe e camion: ecco tutte le armi del terrore

In questi due anni di attacchi, i terroristi hanno utilizzato diversi metodi per colpire l'Occidente, portando in Europa le tecniche apprese in Siria e in Iraq

Le finte cinture esplosive indossate dai terroristi di Londra

Kalashnikov, bombe, coltelli e mezzi lanciati contro la folla indifesa. Sono queste le armi utilizzate dai terroristi negli ultimi due anni. Gli attacchi alla redazione di Charlie Hebdo sono stati pianificati fin nei minimi dettagli. I fratelli Kouachi entrano nella sede del giornale e sanno come devono colpire. Sono armati fino ai denti e, soprattutto, sanno sparare perché hanno ricevuto un addestramento militare. Il cielo grigio di Parigi del 7 gennaio del 2015 viene squarciato dall'urlo "Allahu Akbar". È l'inizio di tutto. Mentre i fratelli Kouachi cercano di scappare, inseguiti da esercito e forze speciali, Amedy Coulibaly spara contro la polizia, uccidendo un'agente, Clarissa Jean-Philippe, di soli 27 anni. Il terrorista - armato con un AK47, due pistole Tokarev e due Skorpion - si barricherà poi all'interno di un supermercato ebraico, dove terrà in ostaggio 17 persone.

Passa quasi un anno e, in una notte di novembre, la Francia subisce uno degli attacchi più duri della sua storia: 130 morti in poche ore di terrore. Gli attacchi sono simultanei e ben pianificati. I terroristi hanno in dotazione parecchie armi e, soprattutto, molti esplosivi. La carneficina peggiore avverà dentro il teatro Bataclan, dove i pavimenti verranno tinti di rosso dal sangue di 93 persone, tra cui l'italiana Valeria Solesin. Il presidente francese, François Hollande, decide di bombardare le postazioni jihadiste a Raqqa.

Il 22 marzo, il terrore si sposta dalla Francia al Belgio, con una serie di attacchi devastanti all'aeroporto di Bruxelles e alla stazione della metropolitana di Maalbeek. Per colpire i jihadisti usano la "Madre di Satana", un composto micidiale realizzato con materiali a basso bosco e che ha un potere esplosivo che supera dell'80% la dinamite. Ed è a questo punto che qualcosa cambia nella strategia del terrore. Gli attacchi, da complessi e "spettacolari", diventano più semplici, realizzati con coltelli o camion. È il caso della Promenade des Anglais di Nizza, dove il 14 luglio del 2016, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel piomba sulla folla con un tir, uccidendo 87 persone e ferendone 302. È il cambio di passo. L'Isis porta, un poco alla volta, le strategie dei campi di battaglia siriani e iracheni in Occidente. In molti infatti ipotizzano che i prossimi attacchi potranno essere realizzati con droni o veicoli esplosivi. Ma ci sono anche i coltelli. A soli 12 giorni dalla strage di Nizza, due giovani terroristi entrano nella chiesa di Santo Stefano a Saint-Étienne-du-Rouvray, dove sgozzano il sacerdote cattolico Jacques Hamel.

Sotto Natale, mentre la Germania si appresta a festeggiare, un tir investe la folla che sta visitando i mercatini di Natale. Alla guida c'è Anis Amri, che verrà poi ucciso alle porte di Milano. I morti sono 12, mentre i feriti 56.

Il 22 marzo, a un anno esatto dagli attacchi in Belgio, una Hyundai Tucson piomba a tutta velocità sul ponte di Westminster, uccidendo 5 persone e ferendone 49. Due mesi dopo è la volta di Manchester, dove un kamikaze si fa esplodere durante il concerto di Ariana Grande, provocando la morte di 22 persone. Ma la scia di sangue in Gran Bretagna non si ferma e il 3 giugno, tre uomini a bordo di un furgoncino bianco investono alcuni passanti sul London Bridge e ad accoltellarli. Le vittime sono 8, i feriti 48.

E poi ancora i kalashnikov, questa volta in Francia, come in un tragico ciclo dell'orrore: il 20 aprile del 2017, un poliziotto viene ucciso nei pressi dell'Arco di Trionfo da Karim Cheurfi, un affiliato allo Stato islamico. Infine, oggi. Un'auto, una Bmw secondo le prime ricostruzioni, travolge un gruppo di militari impegnati nell'operazione antiterrorismo "Sentinelle".