L'Egitto insiste e nega ancora tutto: "Aereo del Sinai? Non è terrorismo"

A inchiesta ancora aperta, gli esperti del Cairo dicono di non avere prove di "interferenze illegittime". Ma anche la Russia è convinta del contrario

È rimasto soltanto l'Egitto, ormai, a pensare che l'aereo precipitato nel Sinai non sia caduto per un attentato. Tutte le parti coinvolte nei fatti, compresa la Russia, hanno gettato la spugna e sostengono che l'A321 si sia schiantato a causa di un'interferenza esterna.

Al Cairo, tuttavia, gli esperti che stanno lavorando all'inchiesta procedono ancora con estrema cautela. Le indagini non sono concluse, ma arrivati a questo punto non hanno in mano prove sufficienti per accodarsi al coro generale. È per questo che Ayman el Mokadem, presidente della Commissione, ha ribadito oggi che di indizi al momento non ce ne sono.

L'opinione degli esperti è isolata. Persino Mosca, inizialmente restia a parlare di un colpo messo a segno dai jihadisti del Sinai legati all'Isis, a metà novembre ha virato sulla pista del terrorismo, dopo che già aveva interrotto i collegamenti aerei con l'aeroporto di Sharm el-Sheikh, da cui partì il volo che poi precipitò, causando la morte di 224 persone.

Il Cremlino ha buoni rapporti con l'Egitto, con cui collabora su diversi fronti, inclusa la creazione di una prima centrale nucleare a El-Dabaa, per la quale è stato stretto un accordo con Rosatom. Tuttavia il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha ribadito il punto di vista degli esperti russi ancora oggi, dopo le dichiarazioni di Mokadem.

È ancora da chiarire come l'aereo sia precipitato. La propaganda jihadista sostiene che un ordigno nascosto in una lattina sia stato piazzato a bordo, ma non ha fornito ulteriori dettagli, neppure su come la bomba sia arrivata sull'Airbus.

Una serie di timori percepiti all'estero, dalla minaccia del terrorismo nella penisola del Sinai alle vittime dell'A321, hanno inferto un colpo non da poco a un settore che già dopo la rivoluzione del 2011 aveva sofferto. Samy Mahmoud, capo dell'Autorità per la promozione del turismo, ha dichiarato che in un mese sono stati persi due miliardi di sterline (circa 232 milioni di euro).

A fine novembre gli esperti russi incaricati di un'inchiesta sulla sicurezza degli aeroporti egiziani sono tornati a Mosca. I risultati delle indagini sono attesi a breve e dopo la pubblicazione potrebbero ripartire i voli diretti verso Sharm, dove non arrivano da settimane nemmeno le compagnie britanniche. Intanto dal Cairo hanno annunciato che affideranno a una compagnia straniera il compito di migliorare il profilo di sicurezza degli scali del Paese.

@ACortellari

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Commenti

Maura S.

Lun, 14/12/2015 - 13:22

Dovreste sostenere l'Egitto,l'unico paese che condanna l'isis e lo combatte.

gianrico45

Lun, 14/12/2015 - 15:39

Il turismo innanzi tutto.Poveri scemi.