Il mediatore dell'Onu per la Libia prende lo stipendio negli Emirati

Mentre lavorava per la pace in Libia, trattava per uno stipendio in un Paese del Golfo che sostiene una delle parti del conflitto

Prima ministro degli Esteri in Spagna, poi mediatore non troppo di successo in Libia, infine sul libro paga di un think tank sponsorizzato dalla monarchia emiratina. La parabola discente di Bernardino Leon, che ora ha lasciato il posto al tedesco Martin Kobler, è finita sul Guardian e promette di fare molto discutere.

Secondo le informazioni pubblicate dal quotidiano inglese Leon avrebbe passato l'estate a negoziare uno stipendio da 35.000 sterline al mese per la "accademia diplomatica" degli Emirati Arabi Uniti, think tank legato alla federazione di monarchie assolute che fa capo ad Abu Dhabi.

Se trovarsi un nuovo lavoro non è di per sé un crimine, tentare una mediazione per la Libia mentre si contratta con gli Emirati, che sostengono apertamente il governo di Tobruk, contro l'altra "amministrazione", quella islamista di Tripoli, lascia adito a molti dubbi su come sia stato svolto il suo compito di mediatore per conto delle Nazioni Unite.

Leon sostiene che il conflitto d'interessi in realtà non sussista, perché era chiaro a tutti che voleva lasciare il suo posto da settembre. "Posso difendermi da questi attacchi soltanto con il mio lavoro, ha scritto in una e-mail indirizzata al Guardian, parlando di una proposta - quella per la riunificazione nazionale - "considerata equa da entrambe le parti libiche".

Commenti

blackbird

Gio, 05/11/2015 - 14:52

Se ci togliessimo dalle scatole questi strapagati funzionari, funzionali soltanto ai propri interessi (a proposito, che fine ha fatto De Mistura, quello che sarebbe dovuto stare accanto ai marò trattenuti in India?), e devolessimo alle parti in causa i compensi che i suddetti funzionari si intascano, compreremmo molte paci senza alcuna altra fatica.