Libia, Palazzo Chigi smentisce un intervento italiano

In Libia da mesi sono impegnati circa 350 militari italiani, ma il governo nega un intervento dei nostri corpi speciali

In una nota Palazzo Chigi smentisce categoricamente "la preparazione di un intervento da parte dei corpi speciali italiani in Libia. L’Italia - si legge - continua a seguire con attenzione l’evolversi della situazione sul terreno e ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché l’invito a cessare immediatamente le ostilità assieme a Stati Uniti, Francia e Regno Unito".

Sul territorio libico ci sono circa 350 i militari italiani. Dal primo gennaio di quest’anno ha preso il via la missione bilaterale di assistenza e supporto (Miasit) nata per "fornire assistenza e supporto al governo di Accordo nazionale libico". Ma cosa fanno questi nostri uomini in divisa? "L’obiettivo è quello di sostenere in modo sempre più efficace le autorità locali nell’azione di pacificazione e stabilizzazione del Paese e nel rafforzamento delle attività di controllo e contrasto dell’immigrazione illegale, dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, in armonia con le linee di intervento decise dalle Nazioni Unite".

La missione ha messo insieme le attività di "supporto sanitario e umanitario" previste dall’Operazione Ippocrate e di alcuni compiti di "supporto tecnico-manutentivo" a favore della Marina e della Guardia costiera locali rientranti nell’operazione Mare Sicuro. In particolare, la Task force Ippocrate - confluita in Miasit - conta a regime circa 300 uomini: la metà per la protezione dell’area in cui sorge l’ospedale da campo di Misurata (terza città della Libia, 210 km a sud est di Tripoli), una settantina tra medici e paramedici e il resto per la parte logistica.

Nel compound sono stati trattati migliaia di pazienti, anche con attività ambulatoriali esterne, rendendo sempre più saldo il legame con la popolazione del posto. Altre 40 unità fanno capo alla nave-officina ormeggiata a Tripoli (a marzo c’è stato il cambio della guardia tra nave Capri e nave Caprera) cui spettano compiti di manutenzione, riparazione e ripristino delle imbarcazioni della Marina e della Guardia costiera libiche oltre alla consulenza e alla formazione del personale militare libico. Ci sono anche dei carabinieri in Libia, chiamati a garantire la sicurezza del personale dell’ambasciata italiana a Tripoli.

Commenti
Ritratto di ANGELO POLI

ANGELO POLI

Lun, 03/09/2018 - 17:38

Adesso il problema più urgente è la Libia. C'è un modo per non perderla. Se Serraj ci chiede aiuto inviare subito un grosso contingente di rinforzo a Tripoli. Successivamente, se Serraj ce lo chiede, bombardare la brigata ribelle senza pensarci due volte dopo aver intimato preventivamente il ritiro a quelle truppe entro un tempo ristretto nelle caserme (preventivamente con l'appoggio ONU e USA). Aspettando si fa il gioco di Macron che non vuole la convocazione di una conferenza di pace prevista a breve a Roma. Mattarella sveglia! Un'altra cosa: fare e poi riferire.

Ritratto di Menono Incariola

Menono Incariola

Mar, 04/09/2018 - 06:06

Allora speriamo che Al Serraj ce lo chieda... Non sembra una cattiva strada. Il difficile e` far mandare giu` agli Italiani che, una volta tanto, i caduti sarebbero il prezzo da pagare per non perdere i nostri interessi energetici insidiati, nemmeno troppo di nascosto, dalla Francia.