L'Isis marcia verso Baghdad

Avanzata anche in Iraq, dove gli islamisti hanno sfondato le linee a Ramada e hanno la strada aperta verso Falluja e Baghdad. Esercito regolare in ritirata

I jihadisti dello Stato islamico hanno sfondato le linee di difesa delle forze irachene a 10 chilometri a est di Ramadi, lungo la direttrice che porta a Falluja e Baghdad. Lo hanno fatto sapere fonti della polizia e combattenti tribali filogovernativi. I combattenti estremisti hanno infatti intensificato gli attacchi con colpi di mortaio e razzi. "Ci siamo ritirati nella parte orientale dell'area e aspettiamo rinforzi e raid aerei per fermare la loro avanzata", ha dichiarato una fonte di polizia. Ramadi è caduta domenica sotto il controllo dello Stato islamico, che ora tenta di consolidare le sue vittorie nella provincia desertica di Anbar, di cui Ramadi è capitale. L’Isis ha preso anche il controllo di un valico di frontiera tra la Siria e l’Iraq, quello di Al Walid, in territorio siriano, dopo che le forze del regime di Damasco si sono ritirate.

Il presidente francese, Francois Hollande, chiede di "agire" contro il "pericolo" dei terroristi, dopo la presa di Palmira, in Siria, da parte dei guerriglieri dello Stato Islamico (Isis). "Dobbiamo agire perché c’è un pericolo per dei monumenti iscritti al patrimonio dell’umanità e al tempo stesso dobbiamo agire contro l’Isis", ha dichiarato il capo dello Stato al suo arrivo al summit europeo di Riga, secondo quanto riportano i media francesi.

L’Isis controlla ormai più della metà del territorio siriano, una sterminata area desertica su cui insistono nove province, 95mila chilometri quadrati, comprese le zone petrolifere in cui si trovano almeno una sessantina di pozzi. Tra le ultime conquiste spicca Palmira, la "perla del deserto", gioiello archeologico ma anche centro strategico, ormai caduta interamente nelle mani dei jihadisti. Dalla città, che dista appena 210 chilometri da Damasco ed è lungo l’autostrada che taglia il Paease da ovest a est, arrivano immagini di orrori che fanno salire l’allarme. Si contano decine di soldati di Assad uccisi e su Twitter sono anche circolate foto di cadaveri decapitati di militari e civili. I soldati in fuga sono stati costretti a ripiegare verso i villaggi di al Farqlas, Sawana e Khanifis.

L’Isis ha assunto il pieno controllo di Palmira, anche grazie alla complicità delle popolazioni e delle tribù sunnite, dopo una violenta battaglia andata avanti per ore e nella quale sono morte decine di civili. I jihadisti hanno imposto il coprifuoco e hanno preso il controllo del carcere, lasciando fuggire i detenuti, dell’ospedale, dell’aeroporto e del quartier generale dell’intelligence. Finora non si ha notizia di distruzione nell’area monumentale di Palmira, le cui rovine romane con oltre mille colonne e torri funerarie sono incluse nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Ma i raid del regime hanno colpito stamane varie volte la città nuova (Tadmur, in arabo) e anche l’area archeologica. Non si sa se ci siano stati danni alle rovine. L’emittente tv del regime, al Ekhbariya, che trasmette da Damasco, assicura che la maggior parte degli abitanti della storica città siriana ha deciso di lasciare le proprie case e di allontanarsi prima dell’arrivo dei jihadisti. In particolare l’evacuazione sarebbe iniziata con la decisione dell’esercito di ritirarsi dalla zona che si trova nella provincia di Homs, nel centro della Siria, considerata strategica perchè punto di collegamento con l’est e l’ovest del Paese.

Il controllo di Palmira avvicina ancora di più l’Isis alla capitale, oltre a far scattare l’allarme per il rischio di distruzioni nel sito archeologico. L’Unesco ha avvertito che sarebbe "un’enorme perdita per l’umanità". Come ha detto l’Ue, attraverso la vicepresidente Federica Mogherini, equivarrebbe a "un crimine contro l’umanità".

Dalla Casa Bianca, il portavoce Josh Earnest ha affermato che la presa della città di Palmira è "una battuta di arresto" per le forze della coalizione a guida Usa nella loro lotta contro l’Isis. Earnest ha inoltre riferito che il presidente statunitense Barack Obama non è d’accordo con i Repubblicani che vorrebbero truppe di terra per combattere lo Stato Islamico. La Casa Bianca definisce la caduta della città siriana di Palmira sotto il controllo dello Stato islamico una "disfatta" per la coalizione guidata dagli Stati Uniti contro il gruppo jihadista. Gli Usa sono profondamente preoccupati dopo la caduta di Palmira, ma allo stato attuale la strategia di Washington contro l’Isis non cambia. Un concetto ribadito dal presidente Barack Obama, dopo la roboante conquista di Ramadi da parte dello Stato islamico, qualche giorno fa: "No, non credo che con l’Isis stiamo perdendo e il problema dell’invio di truppe americane sul campo non si pone", ha detto in un’intervista l’inquilino della Casa Bianca all’indomani della cattura della città irachena. Il Pentagono ha fatto sapere che consegnerà 2mila razzi anticarro AT-4 all'Iraq, probabilmente già la prossima settimana. Si tratta di mille in più rispetto a quanto annunciato ieri, destinati alla lotta di Baghdad contro gli attentati suicidi condotti dallo Stato islamico. Ad annunciarlo è stato il colonnello Steve Warren. Le armi permetteranno alle forze irachene di distruggere le autobombe in arrivo restando distanti.

Commenti
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wilegio

Ven, 22/05/2015 - 00:08

Dopo aver preso parte attiva a questa "primavera araba" (fortemente voluta, tengo a ricordarlo, dal vecchio napoletano comunista del colle), cosa facciamo adesso che ci è "un pochino scappata di mano"? Continuiamo a scannarci sulla legge elettorale? Andiamo a prendere tutti i siriani, gli iracheni, i libici, e li portiamo qua da noi "tanto c'è posto"? Ditecelo, illuminate menti che ci state governando!

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bonoitalianoma

Ven, 22/05/2015 - 02:59

L'UNESCO lancia l'allarme in merito alla paventata distruzione del sito archeologico di Palmira mentre migliaia di persone rischiano di rimetterci il collo e quant'altro. Beh, semmai da meditare, a prescindere il macello in corso colà, sovviene il passo evangelico che recita: NON RESTERÀ PIETRA SU PIETRA, CHE NON SIA DISTRUTTA. Nulla di nuovo Madama Marchesa.

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AdrianoAG

Ven, 22/05/2015 - 06:04

Se in luogo di usare soltanto l'aviazione, avessero usato contamporeaneamente anche l'esercito, a quest'ora questa setta sanguinaria sarebbe stata distrutta.Dobbiamo sempre ringraziare il diversamente bianco Obama!

Tuthankamon

Ven, 22/05/2015 - 07:20

Il bello e' che l'Occidente non sa che fare. Obama effect!

swiller

Ven, 22/05/2015 - 07:58

Ecco i risultati del guerrafondaio obama.

erasmetto

Ven, 22/05/2015 - 08:27

Sì sta aprendo ùn nuovo ed antico capitolo di storia : la caduta dell' impero d occidente. Ancora una volta forze etniche ben motivate e che non hanno quasi nulla da perdere, stanno avendo il sopravvento su popoli debosciati dal benessere, con una doppia manovra. Da una parte la violenza militare ed il terrore; dall altra la pacifica invasione di orde di persone il cui credo più o meno confessato resta quello di uccidere gli infedeli. E noi pensiamo solo all accoglienza. Auguri....

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Runasimi

Ven, 22/05/2015 - 22:58

Mentre gli USA consegnano all'Iraq le armi la PESTE NERA degli assassini islamici dell'ISIS avrà distrutto Palmira. UN ALTRO PEZZO DELLA NOSTRA CIVILTÀ CHE SE NE ANDRÀ PER SEMPRE.

persio

Ven, 22/05/2015 - 23:33

Non ce la contano giusta. All'inizio di quest'anno meno di 5.000 curdi hanno respinto l'ISIS da Kobane. Se l'ISIS si muove indisturbato tra Iraq e Siria conquistando, distruggendo, decapitando, percorrendo peraltro un territorio in gran parte scoperto, dunque soggetto alla sorveglianza satellitare e ad attacchi aerei, è perché nessuno ha davvero intenzione di contenerlo. Men che meno hanno intenzione di farlo le potenze occidentali, la cui priorità, evidentemente, è rimasta la caduta di Assad. Tutto sommato l'ISIS sta facendo quello che il Consiglio di Sicurezza ONU ha negato loro a causa del veto di Cina e Russia: un attacco "umanitario" contro il regime siriano sul modello di quello che ha liquidato Gheddafi. E' ormai chiaro che le svogliate e distratte bombardatine della coalizione guidata dagli USA non fermano l'avanzata dell'ISIS. Ma c'è di più: qualcuno fornisce all'ISIS supporto di intelligence e infrastruttura di telecomunicazioni. Chi sarà mai?