Londra, l'ultima speranza per Charlie: rinviata l'interruzione delle cure

La corte di Strasburgo ha imposto al governo inglese di mantenere in vita Charlie Gard fino a martedì prossimo. Ieri la Corte suprema britannica aveva autorizzato i medici a staccare la spina al piccolo affetto da una rara malattia genetica

Il caso del piccolo Charlie Gard continua a dividere l’Inghilterra e l’Europa. Andando contro la sentenza dei giudici della Corte suprema britannica, che ieri avevano autorizzato i medici a staccare la spina al bimbo di dieci mesi affetto da una rarissima malattia genetica contro il volere dei suoi genitori, la Corte europea per i diritti umani ha imposto, infatti, al governo inglese di mantenere in vita Charlie per altri quattro giorni, almeno fino a martedì prossimo. Il tempo necessario ai giudici di Strasburgo per esaminare il caso nel dettaglio.

Esaurite tutte le opzioni legali nel Regno Unito, i genitori di Charlie, Connie Yates e Chris Gard, si sono rivolti alla corte di Strasburgo per riuscire a portare il loro piccolo negli Stati Uniti e sottoporlo ad un trattamento sperimentale per curare la sindrome di deperimento mitocondriale da cui è affetto. Una patologia che provoca il progressivo indebolimento del sistema muscolare, lasciando minime speranze di sopravvivenza e per la quale non esistono cure secondo i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, i quali vorrebbero staccare i macchinari che tengono in vita Charlie, per evitargli ulteriori sofferenze.

I coniugi Gard, al contrario, sono convinti che esista un’ultima possibilità di salvezza per il piccolo. La cura sperimentale, molto costosa, che Charlie potrebbe ricevere in un ospedale americano. Grazie alla campagna #Charliesfight i genitori del piccolo sono riusciti a raccogliere oltre 1,3 milioni di sterline per pagare il trattamento e trasportare Charlie negli Usa in sicurezza. I medici, però, secondo quanto riporta la Bbc, restano convinti che la cura non migliorerà la qualità della vita del bimbo, che non può sentire, muoversi, piangere o deglutire, e che quindi dovrebbe essere “aiutato a morire con dignità”.

Per questo, i giudici, prima quelli dell’Alta Corte britannica e poi quelli della Corte Suprema, hanno respinto il ricorso dei genitori di Charlie e hanno autorizzato i medici ad interrompere le cure che lo mantengono in vita. La Corte Suprema di Londra ha impedito, quindi, al piccolo di lasciare il Great Ormond Street Hospital, stabilendo che i genitori del bambino “non hanno il diritto di insistere con dei trattamenti che non sono vantaggiosi per il loro figlio”. Le immagini dei volti straziati dei coniugi Gard sono finiti su tutti i quotidiani britannici. “Come possono farci questo?”, ha gridato la mamma di Charlie, Connie Yates, uscendo dal tribunale in lacrime, mano nella mano con suo marito. “Sono devastati, non comprendono affatto la decisione del giudice, come genitori vogliono solo il meglio per il loro figlio”, ha detto ieri la portavoce della famiglia Gard ai giornalisti radunatisi fuori del tribunale.

La vita di Charlie Gard resta, quindi, appesa a un filo. Un filo che potrebbe spezzarsi martedì prossimo a mezzanotte. Ora, infatti, sta ai giudici della Corte europea per i diritti umani a decidere chi vincerà la battaglia per il futuro del bimbo: se i medici che vogliono assicurare al piccolo una “morte dignitosa” o i genitori che vogliono dargli un’ultima possibilità.

Commenti

Italiano-

Ven, 09/06/2017 - 23:11

Forza, cari genitori.