Manafort va in carcere: revocati i domiciliari

Nuove accuse per l'ex capo campagna di Trump: avrebbe cercato di influenzare i testimoni

Paul Manafort, ex capo della campagna presidenziale di Donald Trump coinvolto nel cosiddetto Russiagate. va in carcere.

Lo ha deciso il giudice di Washington DC Amy Berman Jackson che ha revocato il provvedimento di libertà vigilata dopo che Manafort la scorsa settimana, i magistrati del team del procuratore speciale Robert Mueller, hanno presentato due nuove accuse di ostruzione alla giustizia: secondo l'accusa Manafort avrebbe tentato di influenzare due potenziali testimoni del processo che partirà a settembre. In particolare lui e un suo stretto collaboratore, Konstantin Kilimnik, avrebbero contattato i due testimoni, tentando di convincerli che lo stesso Manafort non aveva mai svolto attività di lobbying negli Stati Uniti per l'ex presidente ucraino Yanukovych, fuggito in Russia dopo la sollevazione popolare del 2014. L'accusa sostiene invece che Manafort si adoperò a Washington per presentare Yanukovych come un leader filo occidentale che meritava sostegno politico, invece delle sanzioni imposte contro di lui per abuso di potere.

Nell'ottobre del 2017 Manafort è stato accusato dal procuratore speciale Robert Mueller di diversi reati, tra i quali falsa testimonianza, riciclaggio di denaro, attività illecite di lobby, evasione fiscale e frode bancaria: rischia l'ergastolo. Allora Manafort, ricorda la stampa Usa, aveva ottenuto gli arresti domiciliari, su pagamento di una cauzione di 10 milioni di dollari.

Commenti
Ritratto di Nahum

Nahum

Sab, 16/06/2018 - 06:50

é tutta colpa dei poteri forti e di Soros ...