Media Usa: "Obama ha fatto entrare nel Paese migliaia di baby-spose"

L’ex presidente si è difeso asserendo che alla base dell’ingresso nel Paese di “migliaia di spose bambine” vi sarebbero esclusivamente le “lacune della normativa federale”

Negli Stati Uniti, l’ex presidente Obama è stato accusato in questi giorni da diversi media nazionali di avere fatto entrare nel Paese, durante la sua permanenza alla Casa Bianca, un “numero record di spose bambine”.

Numerosi network Usa hanno infatti attaccato l’esponente democratico traendo spunto dall’ultimo dossier sull’immigrazione redatto dalla Commissione del Senato per la Sicurezza nazionale. Gli organi di informazione, analizzando i dati contenuti nel rapporto, hanno evidenziato che Obama, dal 2009 al 2017, avrebbe autorizzato l’ingresso in territorio americano di “5,556 straniere minorenni”, tutte “vittime di matrimoni forzati”. Nel periodo considerato, le autorità federali avrebbero accordato le autorizzazioni in questione dopo essere state sollecitate, a detta dei media, direttamente dagli “anziani mariti” delle bambine, stanziati da anni in territorio americano. Gli stessi network hanno quindi biasimato il politico liberal per non avere, durante la permanenza alla Casa Bianca, “minimamente vigilato” su tali “vergognose” concessioni dei visti d’ingresso.

L’ex presidente ha subito reagito alle accuse di “scarso impegno” nel contrasto alla piaga delle spose bambine sottolineando, tramite un comunicato diffuso dal suo staff, il fatto che egli, durante il suo mandato al vertice delle istituzioni nazionali, si sarebbe semplicemente “attenuto alla legge”. I collaboratori dell’ex inquilino della Casa Bianca hanno infatti chiarito che le norme Usa, in particolare l’Immigration and Nationality Act del 1952, “non vietano” il ricongiungimento familiare di soggetti uniti in virtù di un matrimonio forzato.

Secondo la legislazione americana vigente, infatti, le autorità non possono impedire a un individuo residente all’estero di raggiungere in territorio americano il coniuge ivi stanziato. Le istituzioni federali, una volta sollecitate da uno dei componenti della coppia affinché venga autorizzato l’ingresso del partner nel territorio nazionale, sono tenute esclusivamente ad appurare che tra i due soggetti in questione esista un legame matrimoniale “regolarmente costituito” in base alla normativa in vigore nel “Paese di origine” di costoro. L’ordinamento federale non considera quindi la “significativa differenza d’età” esistente tra gli sposi come un motivo valido a negare il nullaosta al ricongiungimento familiare.

La tesi sostenuta dallo staff di Obama a difesa dell’operato dell’ex presidente, imperniata sulla messa in evidenza delle numerose “lacune” della legislazione statunitense, non ha però affatto convinto i parlamentari repubblicani. Tra questi, Ron Johnson, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza nazionale, si è finora rivelato uno dei più feroci critici dell’atteggiamento osservato dal politico democratico sul fronte del contrasto al fenomeno delle spose bambine. Il membro del Gop ha infatti apertamente accusato Obama di “lassismo”, in quanto l’esponente liberal avrebbe potuto, a detta di Johnson, ovviare alle lacune normative incriminate “colmandole mediante degli ordini esecutivi”, al fine di qualificare la “significativa differenza di età” tra coniugi stranieri quale “causa di impedimento” al ricongiungimento di questi ultimi.

Commenti

ohibò44

Sab, 12/01/2019 - 18:26

Obama si è difeso affermando che tutto dipende dalle “lacune della normativa federale” ….. e lui come primo Presidente musulmano in otto anni si è guardato bene dal cambiarle