Il messaggio mediatico dello Stato Islamico è in profonda crisi

La comunicazione mediatica dell'Isis è in crisi: secondo uno studio in pochi mesi sono crollati video e foto

L'Isis ha basato gran parte della sua propaganda del terrore sui social media. Tuttavia, negli ultimi tempi, il messaggio mediatico del gruppo terroristico sarebbe in crisi.

A dimostrarlo è uno studio egiziano, secondo cui negli ultimi tre mesi le fotografie e i video postati in rete dalle case di produzione ufficiali del Califfato sono quasi dimezzati. Il dastrico crollo di prodotti multimediali sarebbe dovuto "all' uccisione di un gran numero di quadri informatici" del Califfato nero sia in Iraq che in Siria. Lo scorso primo dicembre, in Siria, l'Isis aveva subito un duro colpo al suo vertice mediatico per la morte di almeno sei dei suoi migliori informatici che, secondo i media arabi, rappresentavano il vertice operativo dell'organizzazione terroristica in materia di propaganda sui social network.

Secondo i dati elaborati dalla Casa della Fatwa egiziana, organismo religioso che si occupa degli editti islamici, "il numero delle immagini postate in rete dall'Isis all'apice della sua attività mediatica tra giugno e settembre 2015, è stato di 3.217 dalla Siria e 3.762 dall'Iraq", per un totale di quasi 8mila. Una cifra quasi dimezzata negli ultimi tre mesi dove, sempre stando alla ricerca egiziana, sarebbero stati diffusi non oltre 4.500 immagini complessive: "2.500 in Siria e 2.700 in Iraq", per un totale di 5.200. Lo studio rivela inoltre che "il 63% della produzione mediatica dell'Isis è rappresentato da immagini fotografiche, mentre il 20% sono video". Lo scorso agosto, per esempio, gli internauti del Califfato hanno diffuso 728 filmati, contro appena 500 dello scorso mese di ottobre.

La crisi mediatica del Califfato non sarebbe solo quantitativa ma anche qualitativa: infatti, gli autori della ricerca che hanno visionato migliaia di immagini, affermano che "la qualità delle immagini è ancora eccellente solo nella produzione provenienti da Raqqa", città siriana eletta a capitale del Califafto dallo sceicco Abu Omar al Baghdadi.

A peggiorare la situazione ci sarebbe anche la perdità di territori che erano controllati dal giugno 2014, quando venne proclamato lo Stato Islamico.