Nell'esercito israeliano scoppia la "battaglia delle barbe"

Ad innescare lo scontro sono stati i soldati "laici", che si sono rivolti alla Corte Suprema per ottenere le medesime facilitazioni garantite dall’esercito ai soldati religiosi

Grossi malumori nell'esercito israeliano, dove impazza una singolare "battaglia delle barbe". Di cosa si tratta? Alcuni soldati si sono rivolti alla Corte Suprema per ottenere le medesime facilitazioni garantite dall’esercito ai soldati religiosi, per i quali la barba rappresenta un atto di obbedienza alla fede. La Corte Suprema ha imposto ai vertici militari che gli stessi ordini siano applicati, senza distinzioni, ai militari laici e non.

Ad inasprire gli animi è stato un messaggio su Facebook del portavoce della Difesa israeliana, il generale Moti Almoz, secondo cui no si può avere un esercito disciplinato quando tutti hanno la barba.

Ma tra i militari "religiosi" c'è aria di rivolta. Alcuni di essi, infatti, hanno preferito il carcere militare pur di evitare di radersi. La vertenza, secondo la stampa, riguarderebbe 25 mila soldati.

In base ai nuovi ordini un soldato deve chiedere il permesso dal rabbinato militare, il comandante di unità, e l'ufficiale aiutante di campo del comando. "Non c'è alcun desiderio di ferire i sentimenti dei soldati" ha assicurato Almoz. "Un soldato religioso che vuole farsi crescere la barba dovrebbe chiederlo ai suoi comandanti, esattamente come un soldato che voglia farla crescere per altri motivi". Ed ha aggiunto che migliaia di soldati l'hanno già fatto, ricevendo il permesso. "D'altra parte - è il passaggio che ha creato malumori - è impossibile avere un esercito significativo quando tutti si fanno crescere la barba, proprio per questo abbiamo predisposto regole chiare".

Commenti
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gammasan

Lun, 29/02/2016 - 17:13

Quando la religiosità comincia ad imporre comportamenti, abiti e stili di vita è un brutto segno: è come se qualcuno, con pretesti e autorizzazioni inventate si mette in cattedra e vuole che gli altri facciano i suoi comodi senza dare niente in cambio. Può farlo solo il padrone con i suoi cani e le sue pecore.