Incendi alle chiese "nere" negli Usa. In campo le no-profit islamiche

Raccolti già 30mila dollari per ricostruire otto luoghi di culto distrutti dalle fiamme. Gli organizzatori: "Ogni luogo di devozione è santo"

Ben otto chiese afro-americane sono andate a fuoco tra il 21 e il 29 giugno scorsi negli Stati del sud. In tre casi gli inquirenti hanno concluso che si è di certo trattato di un incendio doloso. Stanno invece ancora investigando sugli altri roghi, per capire se si sia trattato di una semplice casualità. E un ultimo è stato provocato da un cortocircuito.

Una coincidenza? Probabile, allo stato delle indagini. Ma non tutti ci credono. È il caso, per esempio di un gruppo di associazioni no-profit islamiche, che ha lanciato un progetto per aiutare a ricostruire i luoghi di culto bruciati o dati alle fiamme. E scrive online che "è chiaro a molti che si tratta di un attacco alla cultura afroamericana, alla loro religione e alle loro vite".

È questa la ragione che ha spinto diverse ong islamiche a lanciare una campagna di raccolta fondi online per rimettere in piedi quelle chiese, convinti che "il diritto a pregare senza intimidazioni, alla sicurezza e alla proprietà" debbano essere garantiti a tutti, a prescindere dalla religione.

La campagna, battezzata Respond with Love (rispondere con l'amore) è stata lanciata il 2 luglio. Da allora sono stati raccolti quasi 30mila dollari. Abbastanza per dichiarare un successo il progetto, pure se di certo non basteranno per rimettere in piedi tutte le chiese.

I fondi raccolti andranno direttamente alle comunità delle diverse parrocchie. "Un piccolo simbolo di solidarietà durante il sacro mese del Ramadan" spiega l'imam californiano Zaid Shakir, aggiungendo che i musulmani "capiscono il clima di odio razziale che si è riacceso nel Paese".

Nonostante i roghi siano avvenuti a pochi giorni dai fatti di Charleston, non è chiaro se si possa parlare di un legame tra i fatti o di un peggioramento del clima generale. La stampa americana scrive che gli incendi nelle chiese non sono così rari e in media cinque vanno a fuoco ogni anno.

Linda Sarsour, direttrice dell'Arab American Association Of New York, uno dei gruppi impegnati nella campagna di finanziamento, ha comunque detto all'Huffington Post che le ragioni per cui le chiese sono andate a fuoco contano fino a un certo punto. "Vogliamo aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle, perché possano tornare al più presto nei loro luoghi di devozione. Il resto non conta".

@ACortellari

Commenti

maricap

Gio, 09/07/2015 - 09:36

Le chiese andrebbero riconvertite tutte. Solo le più belle dovrebbero essere lasciate in eredità alle future generazioni, non come luoghi di culto, ma come monumenti a ricordo della stupidità umana, che sperperava immense ricchezze, per mantenere in piedi le "Piramidi" di fantomatici " Faraoni. Le religioni sono sempre state usate dai predoni del cosiddetto genere umano, pro domo loro, e sempre con immensi spargimenti di sangue. Basti pensare all'espansionismo mussulmano, che per secoli ha dominato sulle popolazioni debellate, o alle crociate, che in fatto di massacri, anche loro non si fecero mancare nulla. E mentre trucidavano i vinti, per secoli trovarono sempre il tempo, per massacrarsi anche tra di loro. (Storia dei popoli arabi da Maometto ai giorni nostri di Albert Hourani. Storia delle Crociate) Segue

maricap

Gio, 09/07/2015 - 09:35

Part 2) - Ora, mentre la religione Cristiana si è evoluta nel tempo, e non predica più le Crociate, ne tanto meno le lotte tra religioni, quella islamica seguita imperterrita a seminare morti ovunque, e non solo tra gli infedeli. Guerra Sunniti contro Sciiti docet (Arabia Saudita contro Iran che si combattono per interposte persone, per il predominio della regione) Creduloni, capite quanti danni di meno se i vostri dei, ve li pregaste tra le quattro mura domestiche? Quindi senza esporre al pubblico il vostro culomb all'aria. Allahu akbar, (Allah è il più grande) ma certo, anche se pure gli altri... non scherzano. Ahahahah