Nuove carte sulle torture della CIA bloccate dall'amministrazione Usa

I legali chiedono che i resoconti scritti da un prigioniero di Guantanamo siano pubblici. "Il materiale è classificato"

Il nome di Abu Zubaydah, cittadino saudita rinchiuso nel carcere di Guantanamo, è indissolubilmente legato a un rapporto sull'utilizzo della tortura da parte della Cia che mesi fa fece scalpore alla pubblicazione negli Stati Uniti.

L'uomo, accusato per piani criminosi di matrice terroristica, è stato sottoposto a lungo a tecniche di interrogatorio che applicavano metodi assimilabili alla tortura, dalla privazione del sonno al waterboarding, che gli è stato più volte praticato. La sua storia è finita in un rapporto di oltre mille pagine, di cui solo poche sono state rese pubbliche.

Ora si torna a parlare della sua detenzione perché i legali che ne seguono il caso lamentano come le autorità statunitensi siano restie a concedere la pubblicazione di più di cento pagine di materiale, che contengono il racconto da parte di Zubaydah delle torture subite in carcere.

Si tratta, nello specifico, di 116 pagine, di cui gli avvocati hanno chiesto la pubblicazione in dieci occasioni diverse. "Il governo le ha dichiarate tutte come classificate", ha spiegato Joe Margulies, il capo del team legale che cura il caso di Abu Zubaydah.

Dopo la pubblicazione a dicembre del rapporto sulla tortura del Senato, il governo americano aveva approvato la pubblicazione di ventisette pagine di note compilate da un altro detenuto, Majid Khan. Nel caso di Zubaydah hanno preferito agire diversamente.

La decisione ha stupito gli avvocati non solo per questo precedente, ma pure perché le pagine di cui vorrebbero la pubblicazione - a suo dire - non conterrebbero nulla che non possa essere reso noto. Le regole prevedono che le carte non possano rivelare l'identità del personale della CIA o la posizione delle "carceri" dove la tortura avveniva.