Omicidio di Nemtsov, i dubbi sulla confessione. "Estorta con la tortura"

L'accusa: l'ex poliziotto ceceno reo confesso sarebbe stato costretto a dichiararsi colpevole. Navalni: "Cercate i mandanti tra i leader ceceni"

Zaur Dadaev, uno dei cinque sospetti, nell'aula di tribunale

Nel giro di pochi giorni l'inchiesta avviata dopo l'uccisione dell'oppositore russo Boris Nemtsov ha portato al fermo di cinque sospettati. Gli inquirenti hanno ottenuto la confessione di un ex poliziotto ceceno, Zaur Dadayev, che però ora viene messa in dubbio.

Il reo confesso "ha probabilmente confessato sotto tortura", a quello che ha dichiarato un componente del Consiglio per i diritti umani al Cremlino, Andrei Babushkin. Le sue dichiarazioni vengono riportate oggi dal tabloid russo Moskovski Komsomolets, che aggiunge anche che Dadayev avrebbe ritrattato la sua ammissione di colpa.

"Il giudice non mi ha dato possibilità di parlare", avrebbe detto il ceceno, che ha parlato di un interrogatorio piuttosto duro, durante il quale l'uomo è stato spinto a confessare. Ha invece detto che in carcere è stato trattato "in modo umano".

Dadayev sarà in carcere fino al 28 aprile. In custodia ci sono anche Shagit Gubashev, Ramzat Bakhayev, Tamerlan Eskerkhanov e Anzor Gubashev. Secondo l'agenzia Interfax un'altra persona che le forze dell'ordine volevano sentire ha preferito farsi saltare in aria con una granata piuttosto che essere catturato.

Una pesante accusa è arrivata oggi dal blogger Alexei Navalni, apertamente ostile all'establishment moscovita. Riprendo un articolo scritto dalla Novaia Gazeta ha scritto che i presunti organizzatori e mandanti dell'omicidio Nemtsov sono da cercare tra gli uomini del leader ceceno Ramzan Kadyrov.