Ora parla il tunisino che ha fermato l'aggressore ad Amburgo

"Qualcuno doveva farlo - ha detto alla stampa - qui ci sono persone normali"

"È stata semplicemente una reazione normale", perché c'erano già altre persone che "lo inseguivano e cercavano di persuaderlo". Così Jamel Chraiet, 48enne tunisino, racconta il momento in cui insieme ad altri uomini ha fermato il palestinese che ha ucciso un uomo di 50 anni e ferito sei persone in un supermercato ad Amburgo, un punto vendita della catena Edeka nella zona residenziale di Barmbek.

"Abbiamo visto un uomo con un coltello, tutto insanguinato - racconta alla stampa - e siamo partiti all'attacco". Jamel, che in Germania risiede da 27 anni, si schermisce e non vuole passare per l'eroe del quartiere. Ammette però che il gesto suo e di quanti lo hanno aiuto potrebbe aiutare. "Almeno la gente vede che ci sono anche persone diverse".

Ahmad A. lo hanno fermato con delle sedie, colpendolo ripetutamente. Il tunisino e i connazionali erano seduti fuori da un bar che si trova vicino al luogo dove l'assalto è avvenuto e si sono accorti del giovane che fuggiva con un coltello in mano per via delle urla di una donna.

"Ci siamo consultati rapidamente e ci siamo detti che ciascuno doveva acchiappare una sedia, poi siamo partiti all'attacco", ha raccontato. Inutile parlare con l'uomo in fuga. Ci hanno provato, ma "ha detto qualcosa di incomprensibile, chi lo sa cosa gli è preso".

Per il quartiere Jamel è ora una piccola leggenda. Ahmad, palestinese nato negli Emirati Arabi Uniti, era arrivato in Germania nel 2015 per ottenere asilo, ma la sua domanda era stata rifiutata. Non era ancora stato espulso per mancanza di documenti.

Inviato nel 205 al centro per rifugiati di Amburgo, era già passato da Norvegia, Svezia e Spagna, dove non era stato segnalato per ragioni particolari. Il palestinese era noto alle autorità e ritenuto in contatto con circoli islamisti, ma non pericoloso. Le autorità non sono state in grado di confermare i racconti di alcuni testimoni, che avrebbero sentito l'uomo inneggiare ad Allah.

"Non era mai aggressivo", ha raccontato alla France Press un rifugiato siriano che con lui condivideva uno spazio al centro rifugiati, ma nelle ultime settimane era andato in crisi. Prima "aveva acquistato abiti 'islamici' e iniziato a leggere il Corano a voce molto alta nella sua stanza", per poi "avere un'altra crisi tre settimana dopo il Ramadan. Iniziò a bere molto e fumare marijuana. Era triste per la malattia della madre e perché la sua richiesta era stata rifiutata".

Non sono ancora note le ragioni del gesto. Secondo lo Spiegel in passato l'aggressore aveva però sofferto di problemi mentali e fatto uso di droghe. Il sindaco Olaf Scholz ha parlato di "odio", ma non di terrorismo e aggiunto che il suo crimine è tanto più odioso perché "aveva chiesto protezione alla Germania".

L'arresto del 26enne, che secondo la polizia è lucido e in grado di affrontare il processo, è stato formalizzato ieri. Dovrà rispondere di omicidio e tentato omicidio.

Commenti

Michele Calò

Dom, 30/07/2017 - 16:16

E ti pareva!?! Un altro "malato di mente" guarda caso islamico e clandestino già noto alla polizia. Prosegue la menzogna dello stato massonico.