Il padre di Jihadi John: "Un cane, spero lo uccidano"

Così Jaseem Emwazi, padre di Mohammed, alias Jihadi John, parla del figlio al telefono con un collega: "Spero venga ammazzato"

"Un cane, un animale, un terrorista". Così Jaseem Emwazi, padre di Mohammed, alias Jihadi John, parla del figlio al telefono con un collega. L’uomo racconta che il giovane, nel 2013, prima di varcare il confine con la Siria e diventare il boia dello Stato Islamico, chiamò dalla Turchia per invocare la benedizione e il perdono dei genitori. "Vaff..... Spero tu muoia prima di arrivare in Siria", la risposta del padre. A rivelare il contenuto della telefonata tra il 51enne Jaseem Emwazi, che oggi lavora come commesso in un supermercato in Kuwait, e il collega Abu Meshaal, è il Telegraph.

Jassem Emwazi era in lacrime durante la telefonata nella quale ieri spiegava i motivi della sua assenza dal lavoro, spiega Meshaal al quotidiano britannico. Troppi la vergogna e lo sconcerto per aver scoperto la verità sul figlio, ripreso nei video dell’Is nei quali vengono decapitati sette ostaggi britannici, statunitensi e giapponesi. Una "catastrofe" per la famiglia, dice.

Il padre di Jihadi John è stato interrogato domenica dalle autorità kuwaitiane. Altri amici e colleghi dell’uomo riferiscono delle sue preoccupazioni per la svolta jihadista intrapresa dal figlio ben prima che venisse svelata la sua vera identità. I suoi datori di lavoro non lo ritengono responsabile per le azioni di Jihadi John e gli hanno detto che può riprendere il suo posto in qualsiasi momento. La moglie Ghania, scrive il Telegraph, vive invece a Londra, la città nella quale è cresciuto e si è radicalizzato il figlio Mohammed.

Commenti
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drazen

Mar, 03/03/2015 - 23:29

Povero padre! Tanta fatica per educare e far studiare un figlio e poi scoprire che - grazie all'islam - è diventato un delinquente e un cinico assassino.

fisis

Mer, 04/03/2015 - 14:31

Certo che fa comunque impressione un padre che augura la morte a un figlio. Non vorrei trovare giustificazioni psicoanalitiche per un terrorista maledetto, ma forse la famiglia in cui è cresciuto non era proprio il massimo.

taniaes

Mer, 04/03/2015 - 16:24

ognuno si assume la responsabilità della propria vita e delle proprie scelte. non si può dare la colpa al padre per quello che fa il figlio.