Parigi, il poliziotto ucciso andò in casa del killer

Liberation scrive che durante il negoziato con le teste di cuoio Larossi Abballa avrebbe detto: "Lui era venuto a casa mia, adesso sono io che vengo a casa sua"

Ci potrebbero essere motivi personali dietro all'uccisione dei due funzionari di polizia, nella banlieue di Parigi, da parte di Larossi Abballa. A far scattare l'assassinio, dunque, secondo un’inchiesta di Libèration, sarebbe stato un desiderio di vendetta. Il quotidiano francese stamattina rivela una frase che il killer avrebbe pronunciato durante il negoziato con le teste di cuoio, durante l’assedio a Magnanville: "Lui era venuto a casa mia, adesso sono io che vengo a casa sua".

Il quotidiano afferma che, durante "le sterili trattative sulla sua resa", Abballa ha pronunciato la frase in cui lasciava intendere che fra lui e il poliziotto Jean-Baptiste Salvaing c’era stato qualcosa in passato. La frase, confermata da "diverse fonti di polizia e detta al Raid (le teste di cuoio, ndr) dal terrorista, non appare tuttavia nel verbale. Semplice errore durante il briefing della negoziatrice del Raid? Probabile", scrive il giornale.

Libèration sottolinea che è "possibile" che i due uomini si fossero incontrati nel passato recente, "anche se nessuno elemento preciso lo attesta". La vittima l'anno scorso era stata nominata vice responsabile della sicurezza urbana nel locale commissariato, dopo essere stato poliziotto in quello di Mantes-la-Jolie, dove abitava Larossi Abballa. Potrebbe quindi averlo incontrato a più riprese, visto il ricco casellario giudiziario del giovane terrorista, dal 2009 autore di furti, guida senza patente, resistenza a pubblico ufficiale prima di essere condannato nel 2013 per associazione per delinquere mirata alla preparazione di atti terroristici.