Paura in Catalogna, 250 agenti da Madrid

Il 21 dicembre Barcellona torna alle urne, in un clima di pesanti minacce

C’è tensione nell’aria. La Spagna aspetta attenta. Dopo la sfacelo Catalogna, si deve rifare tutto. Il governo centrale di Madrid ha dovuto prendere in mano la situazione. Il Parlament sospeso con la promessa al Paese che le nuove elezioni del 21 dicembre, metteranno un punto a questa storia che scivola sempre più giù, in basso. L’ex President, Puigdemont guarda tutto da lontano, dal suo esilio a Bruxelles. Molti catalani non hanno approvato la fuga avvenuta all’indomani della scelta di Madrid di sciogliere il suo governo, la maggior parte si impone di rimanere ottimista e sospende il giudizio. Forse la sua strategia non è poi così sbagliata, la sua fuga è riuscita a tenere le luci accese sul caso, il mondo non ha dimenticato in fretto come invece sarebbe potuto accadere. Forse la mossa porterà qualcosa di buono anche al popolo e non solo a lui che intanto si è evitato il carcere, triste destino toccato invece ai suoi compagni.

Eppure questo tempo non è passato gratis. La Spagna in questo periodo ha sofferto e si prepara alle elezioni più difficili di tutta la sua storia democratica. Tra paure e tensioni. Gli animi non si sono placati ma anzi, hanno covato rancore. E lo hanno fatto da entrambe le parti, catalani e spagnoli, tutti contro come nemici, altro che connazionali. L’aria è pesante, in questa strana campagna elettorale in cui si respira un clima da anni di piombo, dove le minacce ai politici sono praticamente all’ordine del giorno, dove le intimidazioni prendono forma e colore in una bomboletta spray sparata sul muro sotto casa del politico avversario. Mariano Rajoy sa di non aver più altre carte da giocare.

Errori ne ha già fatti e li sta pagando. Questa volta non vuole farsi trovare impreparato. Ecco perchè il ministro dell’Interno ha dato ordine ad altri 50 agenti di partire da Madrid, per la Catalogna e scortare i politici e dirigenti costituzionalisti impegnati in campagna elettorale. Si uniranno ai già 200 uomini, la maggior parte Mossos d’Esquadra, già impegnati in questo tipo di servizio di sicurezza nella Comunità autonoma. L’ex presidente della Generalitat catalana, intanto dal suo esilio fa «comizi virtuali». Intervenuto in videoconferenza da Bruxelles, l’ex presidente della Generalitat ha esortato gli elettori a trasformare il voto in un «secondo» referendum sull’indipendenza, della lista. In libertà condizionata, (ma non gli è vietata l’attività politica), ricercato dalla giustizia spagnola, ha dichiarato che resterà a Bruxelles anche dopo il voto anticipato. Escono i sondaggi a fotografare lo stallo e la consapevolezza di un popolo sospeso ma con le idee chiare: il 64 per cento degli spagnoli ha detto di non voler una riforma della Costituzione per permettere di arrivare a un referendum. E di questo qualcuno ne terrà conto?

Commenti

maricap

Lun, 04/12/2017 - 11:35

Ricercato dalle autorità spagnole, rifugiato in un paese che con la Spagna fa parte della UE ahahahah Sono razzista se considero il Belgio come un paese di buffoni?