Pechino schiera batterie missilistiche nel Mar Cinese

Occupata da una guarnigione della Repubblica Popolare Cinese, l'isola di Woody è rivendicata sia da Taiwan che dal Vietnam.

Era solo una questione di tempo prima che Pechino schierasse missili terra-aria su una delle isole (contestate) nel Mar Cinese del Sud. Le foto diramate da ImageSat International per conto di Fox News, mostrano due batterie di otto lanciatori collegate ad un sistema di allarme radar nell’isola di Woody, della catena delle Paracel nel Mar Cinese meridionale. Occupata da una guarnigione della Repubblica Popolare Cinese, è rivendicata sia da Taiwan che dal Vietnam.

I missili della famiglia HQ-9 sono arrivati ​​durante la scorsa settimana. La spiaggia non mostrava alcun batteria missilistica nel precedente passaggio effettuato il tre febbraio scorso. I missili di difesa aerea sarebbero operativi dal 13 febbraio. Il sistema HQ-9, “molto” simile all’S-300 russo, ha una gittata stimata di 200 km.

Il Pentagono, che ignora le reali specifiche dei sistemi di difesa installati sull’isola di Woody, monitora costantemente la situazione, confermando l’intenzione di “continuare a navigare in quelle acque, secondo quanto previsto dal Diritto internazionale”. Gli Stati Uniti si oppongono alla militarizzazione del Mar Cinese Meridionale, auspicando una soluzione pacifica alle dispute in atto. Brunei, Malesia, Filippine, Taiwan, Vietnam, Corea del Sud, Giappone e Cina. Costellata da piccole isole, scogli e secche, il Mar Cinese Meridionale è al centro di una disputa territoriale che contrappone più paesi tra di loro. Tensioni che si sono acuite negli ultimi anni, perché la Cina ha recuperato circa tremila acri di terra in una massiccia operazione di dragaggio, costruendo aerodromi, porti e fari.

Commenti
Ritratto di Otto-Volante

Otto-Volante

Gio, 18/02/2016 - 07:02

*Ennesimo atto scriteriato e guerrafondaio dei soliti comunisti cinesi, armati sotto licenza, dai russi che pur di far cassa, vendono armi a tutti i gruppi terroristici mondiali... Gli stessi gruppi terroristici, che poi dicono di "combattere"...