Il piano di Marine Le Pen per conquistare i quartieri popolari

Il collettivo "Banlieues Patriotes" lanciato dal Front National mira a conquistare il consenso dei cittadini, prevalentemente immigrati di prima e seconda generazione di confessione musulmana, che popolano queste zone di forte disagio sociale

Il Front National di Marine Le Pen continua a mandare i politologi in cortocircuito. L’ultima operazione elettorale di cui tutti parlano Oltralpe si chiama “Banlieues Patriotes” ed è partita proprio da Saint Denis, il quartiere periferico di Parigi diventato famoso per il film diretto da Mathieu Kassovitz L’odio e per essere stato il fortino dei terroristi del Bataclan. Per mezzo del giovane eletto Jordan Bardella, ventenne, già segretario dipartimentale e consigliere regionale in Ile-de-France, il nuovo collettivo lanciato dai frontisti mira a conquistare il consenso dei cittadini, prevalentemente immigrati di prima e seconda generazione di confessione musulmana, che popolano queste zone di forte disagio sociale. Un modo innovativo quanto efficace per dare vita nuovamente al modello assimilativo francese, una forma d’integrazione – che si differenzia dal multiculturalismo anglosassone e dal melting pot statunitense - per cui ogni straniero (di fede e cultura cattolica, islamica o ebraica o di qualunque etnia) deve mettere in secondo piano (non rinunciandovi, ma gerarchizzandole) le proprie origini, tradizioni, leggi e usanze e sposare i valori della Francia profonda.

La nazione prima religione è la filosofia che “Banlieus Patriotes” vuole spiegare agli elettori di Saint Denis e non solo. Sempre più portavoce dei diseredati, Marine Le Pen potrebbe fare il pieno di voti anche laddove fino a qualche anno fa era impensabile. Ai tempi di François Mitterand (1981-1995) queste sacche urbanistiche diventarono, in particolare grazie all’anti-razzismo istituzionale, la nuova base elettorale dei socialisti. Poi la svolta progressista nel sociale e anti-islamica in politica estera della gauche ha rimescolato le carte sul tavolo tanto da lasciare terreno scoperto al Front National. In una recente inchiesta pubblicata sul settimanale Le Point la giornalista francese Ségolène de Larquier ha documentato con percentuali e numeri le ragioni che spingono i figli di immigrati a sposare la causa nazionale (alle ultime regionali, solo a Saint Denis, il FN ha conquistato il 14,7 per cento dei voti). Merito di Marine Le Pen che in questi ultimi anni si è curata durante i suoi discorsi pubblici di distinguere l’Islam dall’islamismo così come gli immigrati dal fenomeno globale dell’immigrazione. La retorica politica sembra essersi evoluta in questo senso: l’islamismo e l’immigrazione mettono in pericolo in primis musulmani e figli di immigrati di prima, seconda e terza generazione. Inoltre le tematiche antropologiche come il sostegno alla manif pour tous ha spinto le persone di fede musulmana, una religione profondamente connessa alla tradizione e al diritto naturale, ad abbracciare le idee conservatrici.

Dopo Comef (oltre mare e francofonia), Clic (cultura), Audace (giovani), Nouvelle écologie (transizione energetica), Racine (insegnanti) e Marianne (studenti), Banlieus Patriotes è il settimo collettivo lanciato dal Front National in pochi mesi. Un’egemonia culturale in perfetto stile “gramsciano” che mira a moltiplicare i cosiddetti “club de refléxions” in tutta la Francia per rendere il partito sempre più autorevole, credibile e presentabile. Senza trascurare ovviamente il radicamento sul territorio. Così dopo aver conquistato le zone rurali e le città industriali, ora Marine Le Pen punta ai quartieri popolari delle metropoli francesi. Lo scontro tra “l’alto” e il “basso” evocato nei comizi vuole federare il petit peuple, il popolaccio diseredato, quella maggioranza silenziosa che più degli altri soffre una crisi economica mascherata da guerra civile confessionale. Ecco che al pari di agricoltori e operai, anche i figli di immigrati di fede musulmana sembrano essere nell’immaginario del Front National le prime vittime di questo sistema fallimentare.

Annunci
Commenti

venco

Lun, 29/02/2016 - 15:16

Sta andando fuori di testa, i compromessi con gli islamici sono perdenti

idleproc

Lun, 29/02/2016 - 15:43

Bravissima.

vince50_19

Lun, 29/02/2016 - 16:44

"Merito di Marine Le Pen che in questi ultimi anni si è curata durante i suoi discorsi pubblici di distinguere l’Islam dall’islamismo così come gli immigrati dal fenomeno globale dell’immigrazione. La retorica politica sembra essersi evoluta in questo senso: l’islamismo e l’immigrazione mettono in pericolo in primis musulmani e figli di immigrati di prima, seconda e terza generazione." Questo potrebbe essere un discorso valido che va a favore di chi, immigrato, risiede in Francia, ha famiglia, rispetta le regole, lavora e paga le tasse. Credo sia auspicabile, però non so se lei riuscirà nell'intento. Ho qualche dubbio.

Una-mattina-mi-...

Lun, 29/02/2016 - 16:56

Tempo perso

idleproc

Lun, 29/02/2016 - 17:19

vince50_19. Concordo e la cosa è legata alla storia della Francia che è diversa dalla nostra ove il "multiculturalismo" e la società "multietnica" è stata programmata sottobanco e imposta al popolo italiano. Nel caso francese penso che sia l'unico tentativo che possa funzionare.

Ritratto di abj14

abj14

Lun, 29/02/2016 - 17:26

vince50_19 16:44 – Infatti, è sorprendente e poco noto quanti immigrati regolari votino Le Pen. Non desiderano infatti essere confusi con i fancazzisti, mantenuti e scassatori di sfere altrui.

Luigi Farinelli

Lun, 29/02/2016 - 17:42

Il principio gramsciano di conquista graduale delle casematte potrebbe essere la strategia giusta. Del resto, sta finalmente progredendo il concetto della differenza fra società multietnica e multiculturale: con la prima, gli immigrati diventano cittadini effettivi della nazione dopo averne accettato e rispettandone Storia, principi e tradizioni, anche religiose (pur conservando le proprie, ma senza imporle). Certo ciò è possibile con una immigrazione diluita nel tempo, con regole precise, capace di essere assimilata con gradualità. Più difficile, se non impossibile, arginare la migrazione biblica che sta invadendo l'Europa, per la quale occorrerebbe cominciare ad eliminare le cause che l'originano. E qui cominciano le perplessità poiché la situazione pare che faccia comodo così e che sia sfuggita da un controllo programmato dopo averla causata. Non dimentichiamo i Kalergi (senior e junior) e gli interessi ad incentivarla (l'immigrazione).

Dordolio

Lun, 29/02/2016 - 18:24

La Francia è un caso particolare: lì i nordafricani ci sono da tantissimo tempo, non si tratta di un' emergenza di oggi. Astuta la politica di contrapporre gli interessi di chi si è già (più o meno...) integrato a quelli dei questuanti che arrivano ora (perchè di questo si tratta). E' da vedere se a tanti voti che si dice verranno presi si contrapporranno quelli che varranno persi.... Certo che Parigi val bene una messa (pardon: un salto in moschea)...

Ritratto di Adriano Romaldi

Anonimo (non verificato)

vince50_19

Mar, 01/03/2016 - 07:59

Dordolio - Non so cosa riserverà il futuro a Marine Le Pen e da italiano la cosa non è che mi interessi granché. Un dato mi pare assodato: se la Francia continuerà con la politica (per me) fallimentare di Hollande non credo che ne avrà un beneficio. Quindi di astuto non c'è niente, semmai una politica consapevole di una situazione che va comunque affrontata e in qualche modo riequilibrata, sanata. Né Hollande, né Sarkozy - due plurimassoni - hanno combinato granché di positivo al momento, pensano solo a tirar su barricate per ritagliarsi la loro fetta di potere in ossequio alle logge cui sono affiliati. Se la Le Pen cambierà in meglio la situazione francese, per quanto particolare essa sia, non vedo perché non debba avere il suo spazio e la sua credibilità. E provarci.