Il presidente Usa chiede però di tutelare i civili. Il Papa chiama Abu Mazen e Shimon Peres

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto ieri che il suo esercito è preparato a una significativa espansione dell'operazione di terra nella Striscia di Gaza. L'incursione è partita giovedì notte, mentre continua il lancio di razzi palestinesi su Israele. I vertici militari non hanno rivelato il numero di truppe coinvolte ma hanno fatto sapere di aver richiamato 18mila riservisti. I soldati israeliani non sarebbero entrati più di due chilometri nella Striscia dove, con l'obiettivo di distruggere le infrastrutture dell'ala militare di Hamas, hanno ingaggiato battaglia contro i gruppi armati palestinesi, uccidendo 24 operativi e catturandone 13, mentre un soldato israeliano è stato ucciso all'alba. Nel fuoco incrociato, sono migliaia gli sfollati civili che non sanno dove cercare rifugio nel piccolo territorio di 360 chilometri quadrati in cui vivono un milione e mezzo di persone. Le vittime di dieci giorni di conflitto secondo fonti mediche palestinesi sarebbero più di 260. Il presidente americano Barack Obama ha chiamato ieri il premier Netanyahu: ha sostenuto il diritto alla difesa di Israele ma ha chiesto al governo di fare il possibile per le vittime civili.
Obama ha detto anche che l'America è preoccupata per un'escalation delle violenze. Da giorni si parla di un possibile viaggio del segretario di Stato americano John Kerry al Cairo, la corte degli sforzi diplomatici di questi giorni per arrivare a un cessate il fuoco, auspicato anche da Papa Bergoglio che ha chiamato ieri sia il rais palestinese Abu Mazen sia il presidente israeliano Shimon Peres. In Egitto arrivano anche i ministri degli Esteri italiano e francese, Federica Mogherini e Laurent Fabius, che ha chiesto al Qatar di tentare una mediazione con Hamas. L'ex premier britannico Tony Blair nei giorni scorsi ha incontrato al Cairo il rais Abdel Fattah al Sisi per lavorare alla bozza di tregua poi fallita e da lì è partito anche il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen alla volta di Ankara. Se l'Egitto dei militari - che reputa Hamas una fastidiosa costola della Fratellanza musulmana fuorilegge al Cairo - è un mediatore refrattario, la Turchia sembra essere per alcuni un mediatore alternativo, anche se le pesanti critiche di ieri del premier Erdogan a Israele indeboliscono anche questa possibilità. Dopo un incontro con il presidente turco Abdullah Gul, il rais Abu Mazen ha detto ieri che anche i palestinesi devono accettare la tregua egiziana.

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