Presidenziali in Colombia: vince Duque. A rischio intesa con Farc

Ivan Duque è stato eletto presidente della Colombia. Ha sconfitto al ballottaggio il candidato della sinistra Gustavo Petro, ex-sindaco di Bogotà con un passato nelle file della guerriglia. Le consultazioni si sono svolte senza violenze

Ivan Duque, candidato conservatore alla presidenza della Colombia, ha sconfitto al ballottaggio Gustavo Petro, sostenuto dalla sinistra e dalle ex-Farc. Il nuovo Capo dello Stato ha promesso di rilanciare l’economia nazionale grazie a una ricetta estremamente liberista e di procedere a una revisione dell’accordo di pace siglato con i terroristi dall’uscente presidente Santos nel 2016. Come vice, Duque avrà, per la prima volta nella storia del Paese, una donna: Marta Lucía Ramirez. Le elezioni si sono svolte in un clima estremamente pacifico.

Con il 54% dei voti, l’esponente moderato ha riportato una vittoria che gli analisti internazionali consideravano non scontata. Egli avrebbe ottenuto non solo i consensi dei ceti benestanti e dei centri urbani, ma anche quelli di molti contadini desiderosi di stabilità dopo cinquant’anni di conflitto tra Stato e Farc. Relativamente all’intesa raggiunta nel 2016 con queste ultime, il vincitore ha chiarito che alcuni aspetti del documento verranno rivisti, al fine di “ricompensare” con pene esemplari chi si è macchiato di crimini orribili contro le autorità e i civili. Di conseguenza, non dovrebbe esserci alcuna amnistia per gli ex-ribelli marxisti. Sul piano economico, Duque ha annunciato imponenti tagli alle tasse e un ambizioso piano di investimenti infrastrutturali. Obiettivo principale del nuovo leader colombiano è la riconciliazione nazionale, riconciliazione da perseguire contemporaneamente alla condanna in sede giudiziaria di chi ha attentato alla vita delle istituzioni.

Gustavo Petro ha fatto i complimenti al vincitore e gli ha augurato di agire sempre nell’interesse del popolo. I suoi alleati del partito Farc (Forza Alternativa Rivoluzionaria Comune), partito nato dalle ceneri del movimento ribelle, hanno invece denunciato l’irregolarità delle consultazioni. Secondo gli esponenti comunisti, Duque sarebbe colpevole di voto di scambio e di corruzione. Numerosi brogli sarebbero avvenuti nelle zone rurali e nei villaggi a ridosso della foresta amazzonica. Petro, sostenitore di una profonda redistribuzione del reddito e di una maggiore tassazione per i ricchi, ha, per il momento, rifiutato di alimentare sospetti riguardo alle scelte dei cittadini. Lo sconfitto, con un passato nelle file di un gruppo armato di sinistra, ha chiarito che la sua lotta per una Colombia più giusta si svolgerà esclusivamente sul piano parlamentare, senza disconoscere la legalità delle elezioni presidenziali.