Il pressing di Tajani su Francoforte va a segno. E la Bce fa un passo indietro sulle sofferenze

In audizione all'Europarlamento la Nouy ammette: "L'approccio è sbagliato". Proporrà uno slittamento delle nuove regole per gestire i crediti deteriorati

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani porta a casa il primo risultato. La presidente della Vigilanza della Bce, Danièle Nouy, proporrà ai colleghi del Consiglio una proroga dei termini per l'attuazione dei nuovi impegni del cosiddetto addendum sui crediti deteriorati rispetto alla data prevista del prossimo primo gennaio 2018.

La bozza della stretta «sarà certamente migliorata», ha detto ieri la Nouy nel corso dell'audizione davanti al Parlamento Europeo, ammettendo che l'approccio scelto nel documento «comply or explain» (attieniti alla regola o spiegami perchè non lo fai) non è quello adatto. La Vigilanza Ue, incalzata in maniera pressoché unanime dagli eurodeputati di tutti gli schieramenti politici, ha infine assicurato che terrà «in serie considerazione» ogni contributo che riceverà entro il prossimo otto dicembre.

Il giorno dopo la bocciatura da parte del servizio giuridico dello stesso parlamento Ue, secondo cui la Vigilanza si spingerebbe oltre il suo mandato se applicasse le misure delineate nell'addendum, la Nouy però insiste: «L'iniziativa ricade all'interno dei poteri della Bce» perché «non c'è automatismo» sulle regole indicate. Ma Tajani mantiene alto il pressing: «A scrivere le leggi - ha ribadito ieri - deve essere il luogo della rappresentanza, il Parlamento europeo assieme al Consiglio. Non possono farlo funzionari e tecnocrati non eletti». Nessuna polemica con la Bce, «ho solo fatto il mio dovere intervenendo e mi sono rivolto al mio interlocutore ponendo un problema di competenze del Parlamento».

L'eurodeputato di Forza Italia, Fulvio Martusciello, presente all'audizione di ieri a Bruxelles, sottolinea che «per la prima volta la Bce è stata costretta a cambiare passo». E al fianco dell'EuroCamera si schiera anche Giuseppe Guzzetti, patron delle Fondazioni bancarie e numero uno della Cariplo, tra i principali azionisti di Intesa Sanpaolo: «Le decisioni sulla valutazione degli npl nei bilanci bancari spettano al Parlamento europeo e non ai burocrati di Francoforte», ha detto ieri.

Nel frattempo, dopo lo scivolone dei titoli bancari di mercoledì, trascinati dalla valanga del Credito Valtellinese, la Borsa ieri ha apprezzato le aperture di Nouy e le azioni del credito hanno recuperato terreno: Bper è balzata di quasi il 10%, Mediobanca ha guadagnato il 2,1%, Ubi il 3,5% e Bpm il 4,2 per cento. Unicredit (+1,4%) è stata spinta dalle parole dell'ad, Jean Pierre Mustier, che ha definito «pienamente gestibile» l'impatto dell'addendum della Bce per l'istituto. Rispondendo alle domande degli analisti sui conti dei nove mesi chiusi con 4,7 miliardi di utili, il banchiere francese ieri ha però rinviato al Capital Markets day in calendario a Londra il 12 dicembre la presentazione delle stime dettagliate di tutti gli impatti delle novità regolamentari sul patrimonio del gruppo.

Riprende quota in Borsa il Banco Bpm (+4,2%): giovedì il titolo era stato particolarmente preso di mira dalle vendite in Borsa per i timori che con le nuove regole della Bce la banca chieda nuovo denaro agli azionisti. Ma ieri l'ad Giuseppe Castagna ha escluso un aumento di capitale: «Non ne abbiamo bisogno», ha assicurato, sottolineando anche che i crediti deteriorati netti sono scesi di 3 miliardi e che la cessione di 8 miliardi di npl concordata con Francoforte sarà al giugno 2018, in anticipo di 18 mesi rispetto agli obiettivi del piano industriale. Nonostante una forte rimonta a inizio seduta, sono invece rimaste al palo (-1,3%) le azioni del Creval dopo l'annuncio dell'aumento di capitale da 700 milioni per fare pulizia dei crediti deteriorati.