Putin: «Uno Stato ai ribelli» Poi ci ripensa: «Frainteso»

Il portavoce del Cremlino corregge il presidente russo che in tv aveva «chiesto» a Kiev di negoziare la secessione

L'Unione Europea dà sette giorni a Vladimir Putin per fermare le sue incursioni militari in territorio ucraino e interrompere i suoi rifornimenti di armi ai miliziani filorussi. Senza una inversione di tendenza, nuove e più dure misure europee colpiranno la Russia «negli stessi campi già colpiti dalle sanzioni in vigore: finanza, difesa e tecnologia». Questo, nel dettaglio, è il messaggio uscito dal vertice di Bruxelles. Sulla cui compattezza c'è poco da obiettare, almeno in apparenza: il ministero degli Esteri russo ha potuto rilevare il disaccordo espresso da tre soli Paesi su ventotto, e non proprio dei più importanti trattandosi di Ungheria, Slovacchia e Cipro.

Gli effetti di questo annuncio hanno provocato un'ulteriore caduta del rublo e preoccupazioni nel mondo economico russo, ma Putin non deflette: e come potrebbe? Ormai prigioniero del gioco che lui stesso ha avviato, non può che rilanciare a ogni mossa di chi cerca di fermarlo. Ieri però ha forse esagerato, tanto che il suo portavoce ha dovuto diffondere una precisazione che sa di marcia indietro dopo un ballon d'essai maldestramente lanciato.

«Dobbiamo avviare immediatamente discussioni sostanziali su questioni riguardanti l'organizzazione politica della società e la creazione di uno Stato per il sud-est dell'Ucraina al fine di proteggere gli interessi legittimi delle persone che ci vivono», aveva affermato il presidente russo in una trasmissione televisiva mandata in onda nella tarda mattinata di ieri dal primo canale della tv di Stato russa ma registrata venerdì. Insomma, un invito perentorio alle autorità di Kiev a negoziare con lui sullo status di una parte del loro territorio. Piuttosto in linea con lo stile verbale e fattuale di questi giorni del leader russo, ma davvero un po' troppo pesante. Così nel giro di qualche ora è arrivata la correzione ufficiale.

«Le parole del presidente sono state male interpretate - ha detto il portavoce Dmitry Peskov -. Il presidente si riferiva alla necessità di colloqui inclusivi, da iniziare al più presto». Il termine «inclusivi» fa riferimento alla partecipazione dei rappresentanti secessionisti, ma Peskov ha insistito che il Cremlino pensa a «colloqui interni all'Ucraina sull'ordinamento interno ucraino rispettando gli interessi delle regioni orientali del Paese». Poi però gli scappa la parola magica: gli interessi di cui vuole farsi tutore Putin sono «quelli della Novorossija». Un termine che il presidente russo ha recentemente riesumato dagli atlanti dell'epoca zarista, e che indica la regione russa ceduta agli esordi dell'epoca sovietica all'Ucraina e che oggi coincide con la regione del sud-est ucraino in cui si combatte.

Peskov, con tono conciliante, ha detto che è «totalmente fuori questione» conferire un qualche status alla Novorossija. Però così la definisce, e così facendo uno status glielo attribuisce eccome. Putin ha aggiunto parole di stima per il collega ucraino Petro Poroshenko, incontrato pochi giorni fa a Minsk: «Un partner con cui si può condurre un dialogo». Sono stati anche scambiati 63 prigionieri ucraini con i 10 soldati russi che nei giorni scorsi si erano «persi» oltreconfine.

Difficile che questi riposizionamenti bastino all'Ucraina per fidarsi di Putin e all'Ue per dirsi soddisfatta tra una settimana. Ma lo Zar di Mosca, abituato a presentarsi al tavolo con la faccia da poker, tira dritto. Sa che in questa fase internazionale, e con al tavolo avversari non brillantissimi come Barack Obama, qualche bluff audace può consentire di portare comunque a casa una partita che per lui si è fatta molto difficile.