Quella richiesta di resa a senso unico che fa litigare Obama e Netanyahu

Tank israeliani appena dopo la frontiera della Striscia di Gaza

GerusalemmeDopo una giornata terribile, Netanyahu ha chiuso ogni possibilità di una tregua senza condizioni, e ha lasciato la porta aperta solo se la tregua includerà il disarmo di Hamas.

Israele ha detto di non poter «accettare di vivere sotto una continua minaccia di morte», accetterà la richiesta internazionale ma senza smettere di distruggere i tunnel. Lo ha detto mentre di nuovo sembra si sia infiltrato un commando cui si da ancora la caccia, e anche dopo che i missili hanno falciato per la prima volta quattro civili ferendone 17 proprio dove avevamo incontrato Chaim Yellin, il capo della regione di Eshkol. Queste sono le tregue umanitarie di Hamas, ha fatto capire Netanyahu, ricordando che l'organizzazione terroristica le ha violate tutte. Israele aveva rispettato un tacito cessate il fuoco per onorare la festa musulmana di Id el Fitr, ma dopo decine di missili ha deciso di reagire.

I palestinesi lamentano una cannonata all'ospedale di Shifa: si denunciano nove morti, ma tutto è incerto quando le notizie sono di fonte Hamas, l'esercito sostiene di non aver sparato su Shifa, e che il sotterraneo nascondesse armi di Hamas. D'altra parte si sa ormai che l'esercito israeliano non ha compiuto la strage nella scuola dell'UNRWA. Ma la tecnica di Hamas è di quelle «win-win», vittoria sicura: se riesci a uccidere i civili sei il più apprezzato terrorista dell'area, ammirato dall'Iran dagli Hezbollah. Se non ci riesci, usi la tua popolazione come scudo umano e ottieni il sostegno internazionale.

Obama, proprio in virtù di questa linea, ha chiesto a Netanyahu una tregua «immediata e senza condizioni». Una proposta stupefacente per ragioni pratiche e strategiche che subito Ban Ki Moon ha ripreso: ieri ha messo sullo stesso piano Israele e Hamas, che ha nella sua carta il genocidio di ebrei e cristiani; ha anche minacciato Israele di isolamento. Così facendo ha seguito Obama, lamentando la perdita di civili ma restando silente sulla violazione di tutte le leggi internazionali di chi bombarda un Paese intero.

L'origine del dictat del presidente degli Stati Uniti comincia a definirsi venerdì, quando, invece dello schema egiziano, Kerry presenta al governo israeliano un documento che condanna Israele a lasciare che Hamas mantenga i missili, le gallerie, i soldi dal Qatar senza controllo. Il gabinetto di sicurezza di Israele ha rifiutato la proposta che Kerry aveva costruito coinvolgendo i poli attivi dei Fratelli Musulmani, la Turchia, governata da Erdogan - un isterico antisemita che paragona Israele a Hitler - e il Qatar che finanzia tutte le rivoluzioni più sanguinose.

Così facendo, ha emarginato l'Egitto, Abu Mazen, l'Arabia Saudita, la Giordania, che disegnavano una pace di lunga prospettiva. Kerry se l'è presa per il rifiuto; qui Obama che ha chiamato Netanyahu per chiedergli la tregua immediata e senza condizioni, in cui non è previsto né il disarmo dai missili, né la distruzione dei tunnel destinati a portare mega attacchi terroristi fin dentro il territorio. In queste ore, poiché Netanyahu insiste per un accordo in cui sia incluso il disarmo di Hamas, Kerry starebbe cambiando il tono del discorso americano, e segnalando disponibilità verso questo tema, mentre Obama l'aveva relegato a quando, fra qualche anno, un accordo finale sarà firmato.

Troppi errori per la maggiore potenza mondiale. Per capire occorre guardare dentro la guerra, quando, in numerose case di Shijaya Israele scopre che ogni doccia, ogni cucina, ogni letto nasconde una botola verso decine di gallerie, alcune alte sei piani, altre adatte al passaggio di camion.

Il piano di Hamas era un ingresso simultaneo da trenta-quaranta tunnel in altrettante comunità di Israele, per una specie di 11 Settembre israeliano.

In questo momento di enorme incertezza, mentre il 68 per cento degli israeliani chiede al governo di non abbandonare di nuovo la popolazione alla mercè dei missili e delle incursioni di Hamas, sembra che un commando abbia tentato di penetrare per l'ennesima volta nei kibbutz.

La guerra sembra iniziata ieri invece che tre settimane fa. Mai ci fu niente di più infiammatorio del cessate il fuoco.