Russiagate, il viceministro della Giustizia di Trump verso l'addio

Il viceministro della Giustizia Rosenstein è in attesa di essere licenziato dall'attuale presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump dopo lo scandalo Russiagate

La decisione è oramai vicina, il presidente Donald Trump è pronto a licenziare il suo viceministro che aveva "remato contro" il tycoon dopo lo scandalo Russiagate

Sono le ultime ore da viceministro della Giustizia di Rosenstein, infatti attende tra poco il licenziamento. Il viceministro è stato messo alle corde da uno scoop del New York Times secondo cui sarebbe stato lui a decidere di far partire una serie di intercettazioni, in seguito al Russiagate, per incastrare il presidente e costringerlo a dimettersi. Alcune persone vicine a Rosenstein sostengono che lo stesso, durante le riunioni di lavoro con i capi di Giustizia e Fbi, avrebbe affermato più volte di "avere il potere di convincere alcuni membri del governo a rimuovere l'attuale presidente Trump". Una manovra che però gli si è rivolta contro, visto che lo stesso era stato assegnato per indagare sul Russiagate e aveva deciso di "spiare" le conversazioni del presidente.

Rosenstein si era sempre difeso e aveva smentito la versione del New York Times, il tycoon però ha commentato così la notiza:"bisogna sradicare il fetore persistente al dipartimento della Giustizia".

Un'altra testa cade nella lunga strada che il presidente americano sta percorrendo per trovare un corpo di governo, in cui si vede indagato in prima persona stando al suo stesso annuncio di un anno fa.

Commenti

nunavut

Lun, 24/09/2018 - 19:57

Probabilmente fu lui che scrisse la lettera anonima al giornale affermando che inpediavano,in tutte le maniere possibili,che Trump potesse realizzare alcune sue politiche,poi intercettare e registrare conversazioni private del pres.é il summum del tradimento,come minimo meriterebbe l'espulsione dal partito.

brunog

Mar, 25/09/2018 - 03:25

Rosenstein non e' un politico, ma un dipendente del ministero della giustizia, capo gabinetto, infatti il ministro/segretario alla giustizia e' un politico poi viene lui. Ad ogni modo Trump non naviga in acque tranquille perche' la possibilita' di finire in prigione sono fondate. L'inchiesta del FBI su Trump si avvale di 5 reoconfessi/pentiti che collaborano con gli inquirenti, e sono il consigliere della sicurezza, il capo della campagna presidenziale e il suo secondo, il consigliere per l'estero, il suo avvocato personale. In cambio dell'immunita' il suo capo contabile, che lavora da 40 anni con la famiglia Trump, collabora con gli inquirenti. In aggiunta c'e' un'altra indagine condotta dallo stato di New York. Anche se venisse perdonato dal suo successore, questo non vale per l'indagine dello stato di NY.

nunavut

Mar, 25/09/2018 - 19:17

brunog 03:25 prima di tutto collaborano sotto ricatto,cioé tu mi racconti SOLO le marachelle che hai fatto per Trump (sempre che sia vero,di pentiti che accusarono degli innocenti e raccontando balle ne abbiamo avuti in italia) e noi ti alleggiamo la pena.Se avessero fatto questo al tempo dei kennedy cosa sarebbe successo? a me sembra che fino ad ora solo i Dem. si sono valsi della giustizia per fregare gli avversari,tutte quelle donne che escono adesso non ti mettono la pulce all'orecchio? non venirmi a dire che i Dem. sono tutti dei santerelli perché "une pipe" secondo un personaggio importante dei Dem. non é un atto sessuale? Quel ponte sul ruscello dove morì la ragazza incinta ti dice qualche cosa?eppure tutto fu dimenticato vista la lunga carriera del sospettato.A Trump servono la stessa medina che in Italia servirono a Berlusconi.