Lo scandalo "spese pazze" travolge la Chiesa cattolica brasiliana

I religiosi incriminati rigettano ogni accusa e si definiscono “vittime di una persecuzione anticristiana”

Uno scandalo finanziario si è abbattuto sulla Chiesa cattolica brasiliana. Un vescovo e una decina di religiosi sono stati infatti incriminati per avere illecitamente sottratto fondi dalle casse diocesane. Con il denaro derivante dalle donazioni dei fedeli, gli indagati avrebbero effettuato “spese pazze” e avrebbero condotto una vita immersa nel lusso. Gli esponenti della Chiesa rischiano fino a venti anni di prigione.

I media brasiliani hanno dato grande risalto al fatto che, tra i soggetti accusati di “associazione a delinquere”, “appropriazione indebita” e “riciclaggio di denaro”, vi sia anche José Ronaldo Ribeiro, vescovo di Formosa, Stato di Goiás. Era dal 2015 che il prelato non cessava di essere oggetto di illazioni e sospetti. Gli inquirenti, dopo avere valutato le testimonianze di centinaia di fedeli della diocesi di Formosa e dopo avere intercettato numerose telefonate intercorse tra il chierico e i suoi collaboratori, hanno disposto il rinvio a giudizio nei confronti di Ribeiro. Il vescovo, negli ultimi tre anni, avrebbe arrecato “danni enormi” al bilancio della propria comunità pastorale. Egli avrebbe utilizzato il denaro delle donazioni per acquistare 15 auto di lusso, indebitando la diocesi per l'equivalente di più di 530mila dollari. Il procuratore Douglas Chegury, titolare del “caso Ribeiro”, ha fornito alla stampa, poche ore dopo la formale incriminazione del chierico, ulteriori particolari sulle “spese pazze” compiute dall’esponente della Chiesa cattolica brasiliana: “Gli accertamenti condotti negli ultimi tre anni hanno fatto emergere uno scenario squallido. Figure importanti della Chiesa hanno impiegato circa un milione di dollari, frutto delle donazioni dei fedeli, per soddisfare appetiti malsani. Ad esempio, il vescovo Ribeiro ha utilizzato i fondi della diocesi di Formosa per comprare macchine di lusso, orologi di marca, capi di bestiame e, persino, un intero ranch. Egli avrebbe danneggiato non solo il bilancio di quella diocesi, ma anche le casse della sua precedente sede pastorale, ossia la comunità di Janaúba.”

Oltre al prelato, i reati di “associazione a delinquere”, “appropriazione indebita” e “riciclaggio di denaro” sono stati ipotizzati anche a carico di dieci religiosi, tutti collaboratori di Ribeiro. Anche costoro si sarebbero impossessati del denaro della diocesi per comprare beni di lusso, in particolare orologi e computer di ultima generazione. Uno degli imputati, addirittura, avrebbe impiegato le somme donate dai fedeli per acquistare una sala-scommesse. Subito dopo l’incriminazione del vescovo e dei dieci religiosi, le massime autorità ecclesiastiche nazionali hanno disposto l’apertura di una propria indagine sui soggetti accusati dal procuratore Chegury.

Ribeiro, dopo essere stato formalmente rinviato a giudizio, ha rinunciato all’incarico di guida della diocesi di Formosa. Egli ha subito precisato che la sua rinuncia "non deve essere considerata come un'ammissione di colpevolezza". Il prelato, tramite il suo legale, ha quindi respinto con forza l’impianto accusatorio, proclamandosi “vittima di una persecuzione anticristiana”. Lucas Rivas, avvocato dell’ormai ex vescovo di Formosa, ha attaccato la Procura: “Le accuse mosse ai danni del mio cliente costituiscono espressione di una barbara ideologia anticristiana. Oggi, in tutto il mondo la Chiesa cattolica è vittima di gravi violenze e pregiudizi. Anche in Brasile ormai gli esponenti della Chiesa sono soggetti a indagini montate ad arte e a processi politici.”

Dopo essersi abbattuto sui principali partiti nazionali, adesso, nel Paese sudamericano, lo “scandalo corruzione” minaccia di pregiudicare irrimediabilmente la reputazione delle gerarchie ecclesiastiche.