Pablo Iglesias, l'uomo che ha cancellato il bipartitismo in Spagna

Dalle prime lotte politiche come studente universitario comunista, alla svolta "no global" fino alle ultime elezioni regionali e amministrative, che hanno visto l'exploit del suo movimento

Trentasette anni, Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha trascorsi nei giovani comunisti di Madrid. A 23 anni partecipa al G8 di Genova come attivista no global. Figlio di un ispettore del lavoro e di un avvocato del sindacato, laureato in giurisprudenza con una tesi sui movimenti dei "disobbedienti", ha preso poi una seconda laurea in scienze politiche e ha svolto il dottorato. Dal 2006 lavora alla Fondazione Ceps (Centro di studi politici e sociali), nel 2007 vince una borsa di studio e si trasferisce a Cambridge, in Inghilterra, per un periodo di ricerca al Centro di studi latinoamericani. Dopo anni di incubazione (l'idea di dare vita a un movimento ambientalista e di sinistra gli viene ai tempi dell'università) nel 2014 fonda Podemos e in seguito, dopo le primarie, ne diviene segretario, venendo poi eletto al parlamento europeo.

Capelli lunghi e codino, pizzetto e barba incolta, Iglesias in pochi mesi trascina il suo movimento a diventare la quarta forza in Spagna, conquistando Barcellona e finendo con l'essere determinante nella capitale Madrid (se si allea coi socialisti insieme governeranno la capitale).

Consapevole della propria forza dimostra di essere molto più "politico" di tanti altri leader che, in Europa, guidano movimenti di contestazione al sistema. Infatti non ha chiuso le porte a eventuali alleanze con altri partiti: "Abbiamo la mano tesa per negoziare con tutto il mondo", ha affermato, ma solo con chi mostrerà "tolleranza zero contro la corruzione", si batterà per difendere i diritti sociali e per "limitare le politiche dei tagli". I cittadini "non hanno votato alleanze, hanno votato il cambiamento", ha proseguito Iglesias, avvertendo che, per potersi accordare con Podemos, chi ha imposto politiche di tagli e sacrifici dovrà compiere "un cambiamento di 180 gradi".

Il professore con il codino (così come lo chiamano i giornali), si è presentato agli elettori come leader della battaglia anti-casta. In campagna elettorale si è battuto molto contro la corruzione e, senza dimenticare le proprie origini, la gobalizzazione del capitalismo. Molti lo considerano il gemello di Tsipras. Lui si arrabbia, invece, se lo accostano a Grillo. Di certo, voluto o no l'accostamento, il suo "Podemos" fa venire in mente lo slogan obamiano "Yes we can".

Commenti

Klotz1960

Lun, 25/05/2015 - 17:25

Potreste anche scrivere che e' un seguace di Hugo Chavez, che ha passato lunghi periodi in Venezuela ed in passato ha ricevuto ampi finanziamenti da Chavez. Predica politiche economiche e pubbliche di tipo chavista. Riuscira' solo ad impoverire la classe media, senza far crescere il Paese.