Shah Marai, il fotografo che raccontava l'Afghanistan

È stato ucciso mentre lavorava in un attentato dello Stato islamico a Kabul

Parlava di un Afghanistan che aveva vissuto anni di speranza, dopo "il buio del governo dei talebani", di un Paese in cui quindici anni più tardi quella stessa speranza era svanita, per lasciare spazio a una vita dura come non lo era mai stata. Shah Marai ha lungo ha raccontato con la sua macchina fotografica la storia di un Paese ancora squassato dagli attentati, ma dove la vita andava avanti. Lo ha fatto fino a oggi, da reporter principale per l'Agenzia France Press, fino a che un attentato dell'Isis a Kabul lo ha ucciso insieme ad altri otto giornalisti delle emittenti locali.

Marai aveva iniziato a lavorare con la Afp nel 1998, quando ancora il Paese era sotto il giogo islamista. "Facevo foto con una piccola telecamera nascosta sotto una sciarpa legata al collo - aveva raccontato - Le restrizioni dei talebani rendevano estremamente difficile lavorare, impedivano di fotografare ogni cosa vivente, dagli uomini agli animali". In quel clima il suo prezioso lavoro non portava mai il suo nome, ma piuttosto un'indicazione generica, "stringer", il nome con cui in inglese si definiscono i collaboratori a pezzo di giornali e agenzie di stampa.

"All'epoca l'Afp non aveva un vero e proprio ufficio di corrispondenza a Kabul", raccontava ancora Marai, spiegando di come una casa nella zona di Wazir Akbar Khan facesse da base per gli inviati che regolarmente raggiungevano il Paese e con i quali si raggiungeva poi la linea di fuoco dove l'Alleanza del Nord teneva testa ai taliban. Fino al 2000, quando anche le ultime agenzie straniere vennero cacciate dall'Afghanistan e solo Marai rimase a coprire la storia a Kabul.

Poi la guerra, la liberazione del Paese dai talebani, e il loro ritorno nel 2004, fino a oggi con la loro presenza "ovunque e attacchi che nella maggior parte dei casi colpiscono Kabul". La capitale è finita nel mirino ancora oggi, attaccata sì dagli estremisti ma questa volta dallo Stato islamico, che dal 2014 ha iniziato a colpire. Nel mirino del duplice attacco c'erano i giornalisti. In nove hanno perso la vita, e con loro Shah Marai.