Siria, Palmira rischia la distruzione? Potrebbe pure salvarsi: ecco perché

L'Isis non ha nessun motivo per distruggere le rovine. Lo farà "per colpa nostra"?

Davvero Palmira rischia di essere distrutta? Se dovessimo basare il nostro ragionamento sulle logiche del sedicente Stato islamico, la risposta sarebbe no. Lo dice, in un articolo pubblicato sul Guardian, Hassan Hassan, autore che sul gruppo islamista ha pubblicato da poco un libro.

All'Isis non interessa distruggere le rovine di Palmira, e la ragione si spiega facilmente se si tiene conto del concetto che gli estremisti utilizzano per giustificare le loro azioni. Solo quegli oggetti che rappresentano una divinità o edifici in cui si venera un dio che non sia Allah devono essere cancellati, che siano moschee sciite o templi sufi. Ma i resti maestosi della città non rientrano in questa casistica.

Le rovine di Palmira, insomma, corrono meno rischi delle chiese o dei luoghi di culto in generale. Ma questo non basta a far dire che rimarranno intattate. A convincere gli islamisti a prenderle di mira c'è sempre l'attenzione dell'Occidente, che in questi giorni si concentra proprio su Palmira. I jihadisti, spiega Hassan, potrebbero agire per infliggere un "danno psicologico" a chi li combatte.

Finora gli uomini dell'Isis, che da alcuni giorni controllano la città, non hanno provocato danni alle rovine. Hanno distrutto alcune statue nel museo locale, ma si trattava di calchi in gesso. La maggior parte degli oggetti trasportabili è stata trasferita a Damasco prima che la città cadesse. Restano, e questo aspetto non può essere sottovalutato, tutti quegli oggetti che erano impossibili da trasportare.