Siria, Erdogan: nuova offensiva. Ed è blackout per l'opposizione

Il presidente annuncia nuove operazioni, gli altri partiti fanno campagna nel silenzio dei media

Non è ancora finita l'offensiva turca in Siria. Lo ha detto con chiarezza il presidente Erdogan, nel presentare il suo programma alla folla riunitasi a Istanbul per ascoltare un comizio elettorale, a cui ha ribadito che altre operazioni come quelle già messe in atto contro le milizie curde nella regione nord-occidentale del Paese confinante continueranno "fino a che non rimarrà un solo terrorista".

Le prossime elezioni saranno "una pietra miliare" per la Turchia, ha aggiunto. E non potrebbe essere altrimenti, perché con il voto del prossimo 24 giugno, in anticipo di più di un anno sulla naturale scadenza della legislatura, entrerà in vigore anche quel sistema presidenziale deciso dal referendum dello scorso anno, che porterà con sè modifiche radicali alla macchina statale, inclusa l'abolizione della carica di primo ministro, e consegnerà ulteriori poteri al Capo di Stato.

A meno di due mesi da un election day da cui usciranno il nome del Presidente della repubblica e quelli dei parlamentari, le macchine dei partiti politici vanno a pieno ritmo, ma mentre quella di Erdogan gode di ottima stampa, lo spazio concesso alle opposizioni è quasi inesistente e l'idea di una sfida ad armi pari è fuori discussione.

"Non si può protestare, né criticare il governo. Difendere la pace è 'propaganda terroristica'. È impossibile che ci siano elezioni giuste", ha detto in un'intervista alla Reuters Selahattin Demirtas, ex segretario di quella che è la terza forza politica in parlamento, esprimendo un concetto rafforzato dalla sua situazione personale.

Il carismatico leader del partito di sinistra filo-curda (Hdp) non siede più da tempo al suo posto all'assemblea di Ankara, ma piuttosto in una cella dove si trova dal novembre 2016, quando con una decina di colleghi fu arrestato con accuse di sostegno al terrorismo e legami con il Pkk che ha sempre rifiutato. Sabato Sezai Temelli, che con la collega Pervin Buldan lo ha sostituito alla guida del partito, si è visto ritirare il passaporto all'aeroporto di Istanbul, con il divieto di espatriare.

Demirtas, che dal carcere ha lanciato la sua candidatura, non è l'unico a parlare di un processo elettorale viziato sotto molti punti di vista, a partire dal fatto che la Turchia andrà a votare con in vigore lo stato d'emergenza. "I canali televisivi che mandano in onda persino i congressi locali dell'Akp non hanno trasmesso il nostro spettacolare comizio a Yalova", ha detto il candidato del Partito repubblicano del popolo (Chp), prima forza d'opposizione del Paese. "Se dovesse continuare l'embargo mediatico all'opposizione - ha aggiunto Muharrem Ince - i nostri comizi li faremo di fronte alle sedi dei canali televisivi".

È nella sua città natale di Yalova che ha tenuto il primo di una serie di incontri che porteranno fino al giorno del voto. E se non è stato trasmesso da nessuno dei canali televisivi principali, Ince ha però parlato oggi con la Bbc turca e nei primi giorni della sua campagna elettorale ha rilasciato alcune dichiarazioni che non sono passate inosservate, dicendo che una soluzione alla questione curda può arrivare solo dalla politica e chiedendo di incontrare gli altri candidati, con l'intenzione di recarsi anche in carcere per vedere Demirtas.

Non tutti hanno accolto positivamente le parole del candidato repubblicano. "Siate onesti, fino a oggi dove siete stati?", gli ha risposto su twitter il deputato del Hdp Ziya Pir. "In carcere Demirtas ci è finito con i vostri voti. Cosa gli dirai quando andrai a trovarlo?", ha aggiunto il collega Imam Tascier, ricordando come l'opposizione repubblicana votò a favore dell'abolizione dell'immunità parlamentare, che aprì la strada a una serie di cause legali che si riversarono sulla maggior parte dei membri del partito filo-curdo. Un'occasione in cui tuttavia Muharrem Ince votò contro la linea del Chp.

La campagna è iniziata anche per l'ex ministro Meral Aksener, impegnata nella raccolta delle firme necessarie alla candidatura. In serata il suo Buon partito ha denunciato un'aggressione a mano armata a un banchetto elettorale a Istanbul, dove otto persone sono rimaste ferite per mano di attivisti del partito ultra-nazionalista Mhp, che sostiene Erdogan e dal quale la Aksener si è staccata, portando con sé alcuni parlamentari e molti quadri locali.

Alle elezioni i diversi partiti d'opposizione arriveranno senza un nome unico da presentare contro quello di Erdogan, che se dovesse ottenere più della metà dei consensi sarebbe rieletto senza arrivare a un secondo turno. La coalizione d'opposizione presentata in questi giorni da quattro partiti ha come obiettivo primario quello di strappare all'Akp la maggioranza in parlamento. Un calcolo politico da cui il partito filo-curdo è rimasto escluso.

Per Erdogan il 24 giugno segnerà "l'inizio di una nuova era" con alcuni obiettivi già chiari: un nuovo impulso all'economia, la costruzione del Canale Istanbul e un ulteriore sviluppo dell'industria bellica che renda la Turchia autosufficiente nel settore. L'opposizione cerca ancora di riuscire dove ha fallito negli ultimi quindici anni: voltare pagina.

Commenti

cangurino

Lun, 07/05/2018 - 06:02

e il mondo occidentale, paladino della democrazia, applaude alla dittatura turca, dove giornalisti ed opposizione, quando va bene, finiscono in carcere, magari con la scusa di "golpini". Quella libica invece, che era altrettanto liberticida ma garantiva benessere ai propri cittadini, era brutta e cattiva e andava annientata con bombardamenti. Un dubbio, ma è possibile che tra le decine di leaders di paesi occidentali, non ce ne sia uno che dica la verità? Poi parlano di omertà mafiosa in Sicilia ...