Siria, le forze curde continueranno a combattere l'Isis se la Turchia non attacca

L'attacco di Ankara è largamente previsto, soprattutto dopo l'annuncio del ritiro delle truppe americane. Intanto i combattimenti continuano e i curdi lamentano le difficoltà nel gestire i terroristi nelle carceri

Prima l'annuncio di Donald Trump del ritiro delle truppe. Poi quello delle Forze curde siriane che, in queste ore, hanno dichiarato la loro intenzione nel continuare a combattere contro Daesh, nella parte orientale della Siria. Il tutto, ovviamente, a meno che non subiscano un attacco turco. Largamente previsto soprattutto dopo la decisione statunitense.

Le mosse della Turchia

"Le battaglie di Hajin proseguono", ha dichiarato Mustefa Bali, portavoce delle Forze democratiche siriane, facendo riferimento al principale fronte della battaglia contro lo Stato islamico nella valle dell'Eufrate. "Abbiamo detto, in precedenza, che, se attaccati, ci dedicheremo alla difesa della nostra terra. Lo scenario di uno stop alla battaglia antiterrorismo è legato alle minacce della Turchia". Che, per il portavoce rappresenterebbe un altro tipo di rischio, in caso di attacco sulle carceri dove sono detenuti anche gli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi: "La Turchia potrebbe colpire queste prigioni per tentare di liberare i terroristi". Bali poi avrebbe aggiunto: "La decisione degli Stati Uniti è solo una decisione, non cambia la situazione sul terreno".

Le sorti dei terroristi

Sostenute dai raid americani, le Forze democratiche siriane, la scorsa settimana, avevano preso la città dell'est del Paese, il più grande villaggio nell'ultima sacca di territorio ancora controllata dallo Stato islamico. I curdi, più volte, hanno lamentato di non avere la capacità di gestire gli oltre 3mila combattenti di Daesh e i loro familiari, chiedendo alle potenze occidentali di rimpatriare i loro cittadini per processarli in patria. Queste ultime, tra cui Paesi con contingenti numerosi di Foreing fighters in carcere, come la Francia, sono però scettici sul riportare in patria i jihadisti. In queste ore, centinaia di terroristi si sarebbero radunati a Sousa e ad al-Shaafa, considerate le ultime due roccaforti di quel che resta dell'autoproclamato "califfato".

Le manifestazioni contro la Turchia

Intanto, Sana, l'agenzia di stampa ufficiale siriana, avrebber riferito di alcune proteste nelle città di Hasakah e di Qamishli "contro le minacce del regime turco e le sue dichiarazioni aggressive riguardo l'unità e l'integrità territoriale della Siria". Secondo l'organo di stampa, i manifestanti avrebbero anche condannato la presenza "illegittima" di truppe turche nel Paese.