Gli Stati Uniti (e non solo) accusano la Cina: "Spiate decine di aziende e amministrazioni governative"

A finire al centro della denuncia due cittadini cinesi, sospettati di sottrarre segreti industriali a decine di aziende e amministrazioni governative, tra cui la Nasa. E, questa volta, si uniscono agli Stati Uniti anche Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda

L'accusa è di aver spiato decine di aziende tecnologiche. E la denuncia, rivolta ai servizi di intelligence della Cina di Xi Jinping, arriva direttamente da Washington. Così, Pechino ha presentato protesta formale per l'accusa di spionaggio informatico nei confronti di due cittadini cinesi. Che risponderebbero ai nomi di Zhu Hua (noto anche con il nomignolo di "Godkiller") e Zhang Shilong, "legati al servizio di intelligence cinese" e accusati "di intrusioni informatiche contro decine di compagnie negli Stati Uniti e in tutto il mondo".

Spiate decine di aziende

Il ministero della Giustizia americano non avrebbe fatto nomi specifici. Eppure, le aziende tecnologiche e, addirittura, le amministrazioni governative controllate allo scopo di sottrarre segreti industriali e prendere il controllo della preziosa proprietà intellettuale sarebbero decine. E, tra queste, ci sarebbero anche la Nasa e il laboratorio Jet Propulsion.

Le accuse ai due cinesi

Zhang e Zhu sarebbero stati impiegati di un gruppo di Tianjin, Huaying Haitai, e sarebbero accusati di essere membri di un gruppo identificato con la sigla Apt-10, acronimo per definire "Advanced Persisent Threat", che avrebbe compiuto intrusioni informatiche contro almeno 45 aziende che coprono diversi settori. Dalla finanza alle telecomunicazioni, fino a diversi rami del manifatturiero e dell'energia.

Tutti contro Pechino

Per Pechino, le accuse di Washington sarebbero "senza fondamento" e "inventate". E a farlo sapere è stata Hua Chunying, la portavoce del ministero degli Esteri cinese, che ha accusato Stati Uniti e Gran Bretagna, che ha mosso accuse molto simili, di condurre una campagna di diffamazione nei confronti del gigante asiatico. E sia Washington che Londra, infatti, avrebbero accusato la Cina di aver violato un accordo del 2015 contro lo spionaggio informatico. Il segretario di Stato britannico per gli Affari Esteri, Jeremy Hunt, ha definito l'azione dei due cittadini cinesi "una delle più importanti e diffuse campagne di intrusione informatica contro il Regno Unito e gli alleati a oggi scoperta". Ma la denuncia arriva anche dal governo australiano. Il ministro degli Esteri, Marise Payne, e quello dell'Interno, Peter Dutton, hanno espresso infatti "profonda preoccupazione" per le accuse provenienti dagli Stati Uniti. La Nuova Zelanda avrebbe poi confermato un legame tra il ministero della Sicurezza Statale cinese e una campagna globale di cyber-spionaggio per il furto di proprietà intellettuale.

Le conseguenze

Le accuse dell'amministrazione americana aggraverebbero poi la disputa in corso tra Washington e Pechino, il cui punto centrale è l'escalation tariffaria. La Cina è, inoltre, il primo bersaglio statunitense quando si tratta di cyber-spionaggio. Più del 90% dei casi di presunto spionaggio economico degli ultimi sette anni, secondo la nota diffusa, giovedì, dal dipartimento di Giustizia americano, coinvolgono Pechino e oltre i due terzi dei casi riguardano il furto di segreti commerciali.