Gli Stati Uniti estradano in Germania una guardia nazista 95enne

Dopo 13 anni dall'emissione della sentenza gli Stati Uniti hanno espulso ed estradato in Germania il 95enne Jakiw Palij, ex guardia nel campo di concentramento nazista di Trawniki, accusato di aver preso parte all'uccisione di oltre 10.000 prigionieri ebrei

Jakiw Palij prelevato dalla sua casa nel Bronx

A più di settant'anni dalla sua fine non cessano di farsi sentire gli echi della seconda guerra mondiale, riemersi ancora una volta questa mattina alla notizia dell'estradizione in Germania di uno degli ultimi criminali di guerra ancora in vita. Il governo degli Stati Uniti ha infatti ufficialmente espulso il 95enne Jakiw Palij, accusato dai pubblici ministeri statunitensi di essere stato coinvolto nell'uccisione di oltre 10.000 prigionieri ebrei nel novembre del 1943, periodo durante il quale prestò servizio come guardia all'interno del campo di concentramento nazista di Trawniki, nella Polonia occupata. Un provvedimento che arriva a tredici anni d distanza dall'emissione della sentenza di estradizione - avvenuta nel 2005 - rimasta in stallo a causa del continuo rifiuto ad accogliere e processare il condannato da parte dei paesi europei convolti nella vicenda, Germania, Polonia ed Ucraina. Secondo le autorità di Berlino infatti Palij non poteva essere estradato in Germania in quanto cittadino polacco e poiché i suoi crimini non furono commessi in territorio tedesco. Simile motivazione addotta anche dalla Polonia, la quale sosteneva l'impossibilità nell'accoglierlo con il fatto che il villaggio in cui era nato - l'attuale P'yadyky - fosse diventato territorio ucraino subito dopo la guerra, con infine l'Ucraina che a sua volta si limitava a far presente come Palij non fosse mai stato ucraino.

Un delicato contenzioso che si è finalmente sbloccato solo pochi giorni fa, quando la Germania ha accettato di farsi carico di questo pesante fardello, sottolineando, per bocca del ministro degli Esteri Heiko Maas, la responsabilità morale che il Paese si trova ad avere nei confronti dei crimini compiuti dai nazisti. Lo stesso Maas, interrogato sulla questione dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha in seguito spiegato: "Le responsabilità che emergono dalla nostra storia includono anche l'approcciarci in maniera onesta ai crimini compiuti dal regno del terrore nazista. È partendo da questa convinzione che accettiamo le nostre responsabilità nei confronti delle vittime del nazionalsocialismo e dei nostri partner internazionali, anche se ciò richiede a volte di affrontare difficili considerazioni politiche" - aggiungendo - "Coloro che hanno commesso i più atroci crimini della storia nel nome della Germania non rimarranno impuniti". La decisione finale del governo tedesco è arrivata anche in seguito all'intensa azione di convincimento effettuata dell'amministrazione Trump, che diversamente dai precedenti casi analoghi ha voluto muoversi con maggiore risolutezza nel chiudere definitivamente la faccenda. Come affermato su Twitter da Richard Greenell, ambasciatore degli Stati Uniti in Germania: "Le istruzioni del Presidente Trump erano chiare ed il suo ruolo di leader è stato cruciale per far si che un'ex guardia nazista sia stata deportata dagli Usa. Il nostro Presidente si è assicurato che venisse garantita la libertà ed il rispetto della legge". Dichiarazioni che evidenziano la volontà di allontanare quello che sarebbe potuto diventare un problema esclusivamente statunitense.

Questo perché dopo la fine della guerra - nel 1949 - l'ormai ex guardia Palij decise di emigrare negli Stati Uniti, dove divenne ufficialmente cittadino americano nel 1957. Cittadinanza ottenuta dopo aver dichiarato di aver passato gli anni trascorsi in Europa lavorando come contadino e operaio sotto l'occupazione nazista, omettendo volontariamente - pena l'espulsione - la sua reale attività di carceriere ed i crimini commessi e riuscendo così a vivere indisturbato fino a questa mattina, quando è stato prelevato con un'ambulanza dal suo appartamento a New York, nel quartiere del Bronx. È stato solo in seguito alle confessioni di un'altra ex guardia di Trawniki residente negli Usa, ed alle successive indagini che hanno consentito il ritrovamento del suo nome nei registri nazisti, che le autorità sono riusciti a risalire alla vera storia di Palij, il quale ormai senza più via di fuga ha ammesso: "Non avrei mai ricevuto il visto se avessi detto la verità. Tutti quelli nella mia condizione hanno mentito", confessando inoltre anche la sua appartenenza ai cosiddetti "Trawnikimänner", prigionieri di guerra delle regioni dell'Europa orientale reclutati dai nazisti per essere addestrati a Trawniki come guardie dei campi di sterminio di Sobibor, Belzec e Treblinka o come forze ausiliarie inquadrate all'interno delle SS.

Palij tuttavia ha sempre sostenuto di essere rimasto a Trawniki per tutta la durata del conflitto, e di non essere stato coinvolto in omicidi o altri crimini ai danni dei detenuti, dichiarando che il suo compito era semplicemente quello di stare a guardia di ponti o fiumi e che era costantemente sotto minaccia di morte nel caso si fosse rifiutato di obbedire agli ordini. Per la giustizia americana egli è invece considerato colpevole per i fatti avvenuti il 3 novembre 1943 durante l'Aktion Erntefest (Operazione Festa del raccolto), il più grande singolo massacro di ebrei perpetrato dai nazisti, nel quale furono uccise circa 43.000 persone, per la gran parte ebrei polacchi.

Nonostante le accuse degli Stati Uniti, risulta improbabile che Palij venga sottoposto a processo una volta giunto in Germania, in quanto già diversi anni fa i tribunali tedeschi conclusero come non ci fossero sufficienti prove documentali contro di lui per collegarlo al massacro di Trawniki o a qualsiasi altro crimine di guerra.