Gli Stati Uniti sbloccano gli aiuti militari per l'Egitto

Il congelamento delle forniture dopo il golpe militare. La Casa Bianca: "Ci concentreremo sugli obiettivi comuni"

Due donne parlano per la strada. Sullo sfondo un manifesto elettorale inneggia a Sisi

A due anni dal colpo di Stato che in Egitto ha portato al potere il generale Abdel Fattah al-Sisi, gli Stati Uniti hanno ora tolto l'embargo sugli aiuti militari che tradizionalmente Washington fornisce.

Dal 1979, anno in cui l'allora presidente Anwar Sadat firmò l'accordo di pace con Israele, Il Cairo è il secondo Paese per aiuti ricevuti dall'America, ma il rivolgimento arrivato dopo la Primavera del Cairo aveva portato a una sospensione parziale delle forniture.

Washington non ha mai definito un golpe l'avvento al potere dei militari, perché se lo avesse fatto avrebbe dovuto interrompere del tutto l'invio di equipaggiamenti militari. Ora ha però sbloccato anche quelle consegne che erano rimaste congelate. Al Cairo andranno 12 aerei F-16, 20 missili Boeing Harpoon e fino a 125 kit per carri armati Abrams.

L'Egitto di al-Sisi emerge sempre di più come uno degli alleati principali degli Stati Uniti nello scenario mediorientale. Se al Cairo le autorità americane hanno sempre chiesto un maggiore impegno sotto il profilo delle riforme democratiche, è però evidente che l'impegno militare è apprezzato a Washington.

Le forze egiziane sono impegnate nella questione dello Yemen, dove l'Arabia Saudita ha raccolto una coalizione per combattere contro i ribelli houthi, ritenuti vicini agli iraniani, e in patria stanno lottando contro le sacche jihadiste nel Sinai, attive da tempo, ma che ora si sono legate al sedicente Stato islamico, probabilmente più che altro per dare un "respiro internazionale" a rivendicazione che sono invece locali.

Di recente, il presidente Sisi ha anche portato avanti la proposta di creare una forza militare panaraba, per meglio reagire alle minacce regionali.

Gli Stati Uniti hanno promesso di rivedere gli accordi alla base delle forniture militari all'Egitto, per concentrarsi sull'anti-terrorismo e la sicurezza. "In questo modo - ha detto la Casa Bianca - ci assicureremo che i finanziamenti siano usati per promuovere obiettivi condivisi nella regione".

La scelta degli americani è destinata a causare lo scontento delle organizzazioni non governative che operano in Egitto, che agli Stati Uniti rimproverano di chiudere un occhio di fronte a quello che definiscono come un giro di vite nei confronti delle ong e di non dare troppo peso ai diritti civili.