Usa, niente visti a 7 Paesi islamici. Google richiama dipendenti

Preoccupazione nella Silicon Valley: primi stranieri fermati negli aeroporti

Non sono passate che poche ore dalla notizia della misura della nuova amministrazione Trump sui visti agli stranieri provenienti da Paesi a rischio terrorismo, ma il decreto del presidente americano già crea scompiglio nel Paese.

Ne è un buon esempio la decisione di Google, che ha richiamato tutti i suoi dipendenti in missione all'estero, chiedendogli di rientrare nel Paese al più presto per evitare possibili problemi per la stretta sui visti in ingresso.

Per tre mesi, negli Stati Uniti, i cittadini di sette Paesi, tra cui Iran, Iraq e Siria, non potranno varcare la frontiera. Per 120 giorni saranno sospesi gli ingressi a tutti i rifugiati, mentre è stato definitivamente bloccato il programma d'ammissione dei siriani in fuga dalla guerra. Ed è Bloomberg News a scrivere della preoccupazione della società, che parla di "costo personale di questo ordine esecutivo" per i suoi dipendenti e ora teme che al rientro anche chi ha un regolare visto possa essere rimandato indietro.

Secondo l'articolo pubblicato dalla testata sono più di 100 i dipendenti di Mountain View a rischio. Una situazione che con tutta probabilità vale anche per molte altre società della Silicon Valley, che impiegano un gran numero di immigrati.

Secondo calcoli di ProPublica mezzo milione di persone, legalmente residenti in America, con una carta verde, permessi studio o un visto per motivi di lavoro, rischiano di non poter rientrare, se il linguaggio della normativa non sarà chiarito nei dettagli.

Da New York arriva già la notizia di cinque passeggeri di origine irachena e uno yemenita bloccati al Cairo, mentre stavano per imbarcarsi su un volo della EgyptAir diretto negli Stati Uniti.

Tra le persone fermate anche Hameed Khalid Darweesh, di origini irachene, che nel 2003, a pochi mesi dall'invasione dell'Iraq, iniziò a lavorare come interprete per la 101ª Divisione aviotrasportata a Baghdad e Mosul.

Una delle più note attrici iraniane, Taraneh Alidoosti, nominata per gli Oscar per il film "The Salesman", ha parlato di "bando razzista" da parte di Trump e sta valutando il boicottaggio della cerimonia degli Academy Awards a Los Angeles.

Una mail che da qualche ora circola online, inviata dall'Università di Princeton, invita intanto staff e studenti a posporre ogni viaggio all'estero, almeno fino a che il contenuto dell'ordine esecutivo e le conseguenze legali che da esso derivano, non saranno del tutto chiare.