Ungheria, si dimette il leader di Jobbik

Dopo il trionfo di Viktor Orban, il leader di Jobbik, Gabor Vona, ottiene il secondo posto ma lascia la guida del partito di estrema destra. Gli ultranazionalisti si presentavano come opposizione moderata e anti-corruzione

Il trionfo di Fidesz, il partito del premier uscente Viktor Orbán, riconfermato dagli ungheresi alla guida del Paese con il 49% delle preferenze, ha provocato un terremoto all’interno delle altre forze politiche. All’indomani del voto sono già tre i leader dimissionari.

Ad annunciare il suo passo indietro, ieri sera, è stato il 39enne leader di Jobbik, Gabor Vona. La formazione di estrema destra è stata la seconda più votata nel Paese e ha raccolto il 20,14% dei voti. Una percentuale, però, ben inferiore alle aspettative della leadership del partito, che puntava a colmare il divario con il partito nazional-conservatore che domina la scena politica dal 2010.

“L’obiettivo di Jobbik di vincere le elezioni e cambiare il governo non è stato raggiunto”, ha detto Gabor Vona davanti ai giornalisti. “Fidesz ha vinto ancora”, ha dovuto ammettere rassegnato durante una conferenza stampa tenuta a notte inoltrata, durante la quale il leader del partito nazionalista ha annunciato le sue dimissioni. “Ci aspettavamo un risultato diverso vista l’alta affluenza, ma il popolo ha deciso così”, ha concluso, citato dall’agenzia di stampa Reuters.

Il restyling del partito, che da formazione ultranazionalista si è presentato in campagna elettorale come una forza centrista anti-corruzione, sembra non aver pagato. A mancare, come sottolinea Euronews, è stato il consenso delle aree rurali che hanno votato in massa per la linea nazionalista e anti-immigrazione dell’uomo forte di Budapest, bocciando le posizioni moderate assunte dal partito di Vona.

Alla vigilia del voto Jobbik si presentava come il principale avversario di Fidesz. Ma se la linea dura adottata dal partito di Orban ha conquistato gli ungheresi, la scelta della formazione di estrema destra di presentarsi come una forza conservatrice e come un’alternativa moderata al partito di governo, al contrario, si è rivelata perdente. Al centro della campagna elettorale di Jobbik c’è stato il tema della lotta alla corruzione, il potenziamento dei servizi pubblici e la battaglia per il ritorno in patria dei tanti ungheresi emigrati negli ultimi anni.

A lasciare è stata anche la leadership del Partito Socialista ungherese (Mszp) che ha sfiorato il 12%. Secondo l’Agenzia Nova, infine, anche il leader della formazione ambientalista LMP, Akos Hadhazy, che ha ottenuto il 6,51%, sarebbe pronto a fare un passo indietro.