Gli Usa chiudono la loro ambasciata in Palestina

Il dipartimento di Stato ha dichiarato che il "trasferimento di funzioni" a vantaggio dell'ambasciata a Gerusalemme avverrà "in breve tempo", senza però fissare la data di conclusione dell'operazione

Gli Stati Uniti hanno in questi giorni annunciato la chiusura della loro "ambasciata in Palestina".

Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha comunicato ai media l'"azzeramento" dei servizi finora svolti dall'ufficio di rappresentanza statunitense in Cisgiordania. Le funzioni della sede diplomatica Usa di Ramallah, aperta nel 1993 all'indomani degli accordi di pace siglati a Oslo da Israeliani e Palestinesi, verranno di conseguenza "trasferite" all'ambasciata di Washington a Gerusalemme, inaugurata nel maggio del 2018. Quest'ultima sarà così, da oggi in poi, l'unica istituzione di rappresentanza americana presente in Terrasanta.

I servizi espletati in passato dalla sede Usa in Cisgiordania verranno infatti attribuiti a un "ufficio per le questioni palestinesi" appositamente costituito all'interno dell'ambasciata situata nella "Città Santa". Tale "accentramento" di funzioni è stato presentato da Pompeo come una politica intesa a "razionalizzare" e a "rendere più efficiente" l'attività eseguita dai funzionari diplomatici statunitensi in Terrasanta.

Il dipartimento federale in questione ha dichiarato che il "trasferimento di funzioni" a vantaggio dell'ambasciata a Gerusalemme avverrà "in breve tempo", senza però fissare la data di conclusione dell'operazione. Nonostante l'assenza di un cronoprogramma ben definito, il progetto ventilato dal governo federale è stato subito bollato dalle autorità di Ramallah come "oltraggioso".

Secondo Saeb Erekat, segretario generale dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Washington, mediante la chiusura della propria sede diplomatica in Cisgiordania, dimostrerebbe infatti di considerare gli abitanti dei territori occupati da Israele come un "popolo inesistente". Costui ha quindi affermato che, a causa della recente decisione dell'amministrazione Trump, gli Stati Uniti non verranno più considerati dall'esecutivo Abu Mazen come "mediatori disinteressati" nell'ambito delle trattative internazionali per la pace in Medio Oriente.

Nei mesi scorsi, il presidente Trump, il quale dovrebbe a breve annunciare il proprio "piano per la fine del conflitto israelo-palestinese", ha adottato diversi provvedimenti sfavorevoli alle istituzioni di Ramallah. Ad esempio, lo scorso febbraio la Casa Bianca ha "revocato" oltre 500 milioni di dollari di aiuti destinati agli abitanti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Tale taglio all'assistenza è stato giustificato da Washington evidenziando le "pulsioni estremiste" che starebbero ormai "dominando" gli esponenti del governo Abu Mazen.