Voto in Gran Bretagna, Cameron: "Se vincono i moderati referendum sull'Ue"

Bipartitismo al tramonto: né i Tory né i Labour avrebbero i numeri per governare e Cameron si gioca la carta referendum

Tra meno di 40 giorni la Gran Bretagna va al voto in un’elezione tra le più imprevedibili nella storia del paese. I due partiti principali guidati da Cameron e Milliband si affrontano registrando un calo della fiducia che si sposta a favore dei movimenti nazionalisti e populisti. Il risultato del voto sarà "sul filo di lana", ammette il primo ministro David Cameron. I riti costituzionali sono stati eseguiti: il parlamento è stato sciolto, i deputati hanno perso il diritto ad essere chiamati "onorevoli", e Cameron si è recato a Buckingham Palace per informare la Regina, come vuole la tradizione. La campagna elettorale è formalmente cominciata. Si giocherà sui temi dell’economia, dell’immigrazione, dell’Unione europea e dello stato sociale caro ai britannici. Ma cosa succederà al termine dei 38 giorni che separano il paese dal voto del 7 maggio nessuno lo sa. Una cosa è certa, Cameron si gioca la sua partita con una promessa elettorale: se dovessero vincere i conservatori la Gran Bretagna andrà al voto nel 2017 per il referendum che potrebbe sancire l'uscita dall'unione europea.

Se il referendum dovesse sancire la voglia di Brexit il rischio non sarebbe solo l'impoverimento permanente, ma, in alternativa e per converso, anche la possibilità d'arricchirsi con un'espansione strutturale dell'economia nazionale dell'1,6 per cento. Sono i due scenari opposti, radicali e meno probabili rispetto a quelli mediani immaginati dai ricercatori di Open Europe qualora le isole britanniche optassero per l'addio dal continente. Nel primo caso si immagina, infatti, che Londra lasci l'Ue e il mercato interno senza riuscire a trattare condizioni di libero scambio alternative. La Gran Bretagna, in questo caso, non avrebbe più accesso ai servizi finanziari dell'Ue e l'export diverrebbe assai più costoso vincolato alle regole di confini rigidi. "È lo scenario della distruzione reciproca, che si potrebbe concretizzare – ha dichiarato Mats Persson direttore dell'istituto – se prevalesse l'ostilità fra Bruxelles e Londra". Il Regno Unito – in realtà avrebbe enormi difficoltà a rimanere tale sotto schiaffo com'è per l'irrisolta minaccia della secessione scozzese - si troverebbe arroccato su sè stesso, in uno scenario di autarchia crescente. Qualora, invece, sottoscrivesse un accordo con l'Ue e adottasse una politica di “libero scambio unilaterale”, lanciandosi in una deregulation senza freni, capace di cancellare anche i target climatici, il balzo del pil, nel 2030, potrebbe raggiungere l'1,6 per cento.

Commenti
Ritratto di Fanfulla

Fanfulla

Mar, 31/03/2015 - 12:11

Uscire dalla UE, ONU, UNESCO etc etc, ovvero tutte queste organizzazioni a delinquere buone per arricchire i soliti furbi sulla pelle dei popoli equivale ad una super vincita al lotto.