MondoMarcio, furore rap del mal di vivere nostrano

Oltre un’ora di puro male di vivere, ed ecco il nuovo protagonista della scena rap nostrana. MondoMarcio è un giovane milanese dalla vita spericolata, un pischello pasoliniano che ora racconta il suo - e di tanti suoi coetanei - incontro-scontro con la società, con una spietatezza sincera che tanti manieristi dell’hip hop tricolore non conoscono. L’asprezza naïve dei testi ricorda le invettive di Eminem, cui MondoMarcio potrebbe essere paragonato anche per l’insolita inventiva musicale, dove la programmatica rozzezza si spalanca a momenti di nobile vena, sprazzi di melodia, ironici coretti, liquide sonorità da carillon. Lo scenario di quest’album, miracolosamente accolto da una multinazionale del disco, è ovviamente quello del disadattamento giovanile, con i suoi sgomenti, le sue rabbie, le sue speranze deluse dal mondo sordo degli adulti: sequenze di vita familiare e di carcere, di droga e di complicità generazionale scorrono veloci e inquietanti, sul filo d’una gergalità giovanile che non cade mai negli stereotipi del giovanilismo di maniera. Il che è d’altronde uno dei pregi più evidenti di questo disco pieno di furore, passione, amarezza, candore disarmato e vita vissuta.

MondoMarcio Solo un uomo (Emi)