Mondomare, il Festival che può riscattare la Liguria

La rassegna di Sanremo, Savona, Lerici e Lavagna è un punto di ripartenza

(...) Dire, bartalianamente, che «è tutto sbagliato, tutto da rifare», fotografa solo una parte della realtà. Ma occorre anche ammettere, con onestà intellettuale, che il progetto coordinato dal numero uno del Teatro Stabile Carlo Repetti, che ho studiato a fondo, era un buon progetto. Sia dal punto di vista artistico - giocoforza il più sfumato e generico -, sia dal punto di vista organizzativo, sia dal punto di vista della vendita di un pacchetto turistico-culturale di straordinario valore e unico al mondo quale è la Liguria.
Repetti è di area diessina? É amico di Claudio Burlando? E allora? Chi se ne frega. Scusate il termine tecnico. Ma negare che, in questa circostanza, il suo lavoro di coordinamento del progetto Festival sia stato un buon lavoro, non è fare un buon servizio alla verità.
Politicamente, il problema è un altro. Da quando il governo Prodi ha presto il posto di quello guidato da Silvio Berlusconi, senza più rappresentanti liguri nei dicasteri come lo è stato Claudio Scajola, e da quando Sandro Biasotti non guida più la Regione, il peso specifico politico della Liguria è in caduta libera. Prodi e i suoi, con una serie infinita di motivazioni, stanno dando alla Liguria una serie di schiaffi e di cazzotti capaci di mandare ko chiunque. Dal Terzo Valico in giù, non c’è decisione governativa che in qualche modo favorisca i liguri. E la cosa fa davvero male. Persino quando le motivazioni ufficiali sono alte e nobili. Sul Festival del Teatro, ad esempio, Francesco Rutelli ha spiegato che il progetto genovese era ottimo, ma che si è preferito puntare su quello napoletano perchè il capoluogo campano ha più bisogno di noi e perchè Genova già in passato si è trovata a beneficiare di fondi pubblici. Tutte cose che, in parte, sono anche vere. Ma resta la drammatica perdita di peso, a tutti i livelli, per la Liguria.
Dato a Repetti quello che è di Repetti e date a Prodi le botte che sono di Prodi, non resta che andare avanti. Perchè - perso il Festival Nazionale - non è possibile dimenticare che la vita culturale genovese e ligure può e deve andare avanti. E, negli ultimi tempi, sta andando avanti anche con ottime cose, diversissime tra loro. Ascanio Celestini ha appena firmato alla Corte una tappa importante del suo percorso nell’affabulazione che racconta una storia d’Italia. Magari non necessariamente la storia d’Italia, ma una storia che ci racconta che, degregorianamente, «la storia siamo noi, questo chicco di grano». Racconti, pensieri e parole che hanno assorbito profondamente la storiografia della scuola parigina delle Annales, la lezione di Jacques Le Goff, di Fernand Braudel, di Marc Bloch, di Lucien Febvre.
E poi. Alla Tosse sta per andare in scena un altro capitolo del buon progetto La Storia in gioco. Il Politeama, sempre senza una lira pubblica, pensa anche ai bimbi e nei prossimi giorni proporrà un beniamino come Geronimo Stilton. Il teatro della Gioventù va avanti, dimenticato dal Comune, con le sue alternative. E piccole realtà come la Sala Carignano insegnano ai genovesi il piacere del teatro come servizio e anche della riscoperta del fascino del dialettale.
Insomma, un panorama assolutamente vivo. In cui oggi - a stagioni ufficiali finite o quasi - si innestano due progetti di «area Archivolto» assolutamente meritevoli. Forse, i migliori del mazzo. Il primo è quello dei lunedì dedicati alle letture di un gruppo di autori, fortemente voluto dalla Fondazione Edoardo Garrone e, segnatamente, da Riccardo Garrone che ne è il cuore e l’anima. Si tratta di conversazioni, dialoghi, letture con un autore al centro della scena e un’intervistatrice che lo accompagna per mano nel racconto. L’intervistatrice è sempre Giovanna Zucconi, che dell’essere chic - magari anche un po’ radical chic - è quasi una definizione vivente: per chi ama il genere, Giovanna emana il fascino irresistibile dell’intellettuale engagée come fosse un profumo. Le sue scarpe rosse con i laccetti e il suo vestito nero di maison fanno il resto. Poi, ci sono «i lettori». Ovviamente, tutti targati Archivolto: Giorgio Scaramuzzino legge molto bene i suoi brani, Rosanna Naddeo legge i suoi brani. E poi c’è l’autore: l’altra sera, ad esempio, toccava a Michele Serra, che ha firmato una serata brillante, divertente, a tratti anche crepuscolare e decadente, come è lui. Comunque, una bella serata di teatro e di parola, una sorta di bildungsroman, di romanzo di iniziazione. Se lo dico io, credetemi, c’è da fidarsi. Anni fa, Cuore, il giornale fondato da Serra, scrisse di me che ero l’incarnazione della «stronzaggine in malafede elevata a ragione di vita». Se li avessi querelati, probabilmente, oggi avrei un po’ di soldi in più, sarei proprietario di una casa, anzichè vivere in affitto, pagare le tasse fino all’ultimo centesimo e figurare pure ricco per i parametri di Prodi. Ma non l’ho fatto e mi piace dire che la serata di lunedì è stata una bellissima serata, con un ottimo Serra.
L’altra iniziativa dell’Archivolto che merita attenzione è Mondomare, il festival giunto alla seconda edizione che si svolgerà nei primi quattro fine settimana di giugno a Sanremo, Savona, Lavagna e Lerici. Leggere il programma è fare un viaggio attraverso i linguaggi, le arti, le idee, i siti (dai castelli, alle spiagge, passando per i portici e i teatri tradizionali). Anche attraverso le culture. O, forse, sarebbe meglio dire «la cultura». Se Mondomare ha un difetto è quello di essere troppo de sinistra, di avere in cartellone troppi compagnucci della parrocchietta, di coinvolgere pochi che dicono altre cose.
Sincertamente, tanto per fare un esempio, mi sfugge cosa possa aggiungere un Curzio Maltese a un programma che è bellissimo, affascinante e avvolgente. Mondomare, per come nasce e per come è, può essere il Festival negato a Genova e alla Liguria. Soprattutto se sarà capace di dare spazio anche ad altre voci.